Ospedale commissariato per camorra, ma la Dda non fa appello: definitive 11 assoluzioni

di ​Marilù Musto

Fu l’inchiesta madre che portò al commissariamento per camorra dell’ospedale civile «Sant’Anna e San Sebastiano» di Caserta, il primo in Italia ad essere sciolto per presunte infiltrazioni mafiose negli appalti e lavori. Ora, per la metà degli imputati, le assoluzioni sono diventate irrevocabili. Un buco nell’acqua per la Procura: non c’erano elementi per condannare almeno 11 persone della maxi inchiesta del 21 gennaio del 2015.
Scaduti i termini per presentare appello alla sentenza che li sollevava da qualsiasi accusa (la procura Antimafia probabilmente non ha ritenuto opporsi alla sentenza dei giudici), possono dirsi assolti in via definitiva, dal sei febbraio del 2018: Antonio Maddaloni, figlio del prefetto Paolino Maddaloni, Giacinto Basilicata, Alfonso Cutillo, Gabriele D’Antonio, Paolo Martino di Trentola Ducenta difeso dal legale Mario Griffo, Mario Palombi, Giuseppe Piccolo di Casapesenna rappresentato dalla toga Giuseppe Bellopede, l’ex consigliere regionale del Pdl, Angelo Polverino, difeso dal legale Vittorio Giaquinto, Giuseppe Raucci di Capodrise, Umberto Signoriello di Santa Maria a Vico e Nicola Tufarelli.

Per loro, i magistrati del tribunale di Santa Maria Capua Vetere - presidente Loredana Di Girolamo, Eleonora Pacchiarini e Marco Discepolo - avevano definito l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Ora, sono in condizioni di poter chiedere anche il risarcimento per ingiusta detenzione. L’indagine del pm Annamaria Lucchetta aveva coinvolto camorristi e professionisti dell’ospedale. Prima fra tutte, la sorella del boss Michele Zagaria: Elvira, poi condannata assieme a Remo D’Amico, il presunto «gancio» fra il clan dei Casalesi e i presunti funzionari in doppio petto, condannati.
 
Sabato 10 Marzo 2018, 08:25 - Ultimo aggiornamento: 9 Marzo, 20:24
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