Torna l'incubo del colera a Napoli,
la corsa al vaccino di Sant'Arpino

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di Nicola Rosselli

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La notizia è arrivata a Sant'Arpino, piccolo centro alle porte di Aversa, nel primo pomeriggio di ieri. «Due residenti ricoverati a Napoli per malattie infettive. Sono bengalesi, mamma e figlio di due anni. Abitano nella zona aL confine con Orta di Atella». Le frasi sono passate di bocca in bocca. Il sindaco, massima autorità sanitaria comunale, avvertito per vie ufficiali. La città è ospitale da sempre con le comunità straniere, ma la notizia ha scatenato il panico con il diffondersi della voce.

Ma dall'Asl casertana era già partito il piano di prevenzione. Il manager Mario De Biasio, aveva preso tutti i contatti e avviato vaccinazioni e precauzioni con i familiari e con chi era venuto in contatto con mamma e figlio. Quando a Sant'Arpino si è saputo, già da ore De Biasio aveva attuato il piano a livello locale mandando a prendere fino a casa gli interessati, il padre, gli altri due figli, chi li ha incontrati. «Mi sono messo subito in contatto con i colleghi a Napoli - puntualizza De Biasio -. Abbiamo concordato che pericoli non ce ne sono, anche perché siamo in una fase di accertamento. Ma con le vaccinazioni fatte, con le precauzioni prese possiamo stare tutti più tranquilli e dire che gli allarmismi sono inutili».
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Giovedì 4 Ottobre 2018, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 04-10-2018 12:25
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2018-10-04 10:38:54
X Vervex1 stai sereno hanno mangiato " cozze" al loto paese,una cosa è certa che a queste persone nessuno li controlla quì !figuriamoci nei loro paesi, questa si chia immigrazioni " dei virus", gli Americani ci hanno ripulito con il DTT, appunto, per eviatare contaminazioni, prima di farci entrare nel loro paese.
2018-10-04 07:19:49
Vorrei sommessamente fare notare una cosa: questo titolo sparato dal cronista e’ uno dei più brillanti esempi di tafazziana gestione della notizia.Punto primo:il colera NON e’ un incubo, e’ una malattia infettiva endemica in altre zone del pianeta,che alle nostre latitudini si diagnostica e si cura. Punto secondo: in tutta Europa (non Italia, Europa) proprio in virtudell’immigrazione si registrano (appunto ,si registrano) alcuni casi che riguardano esclusivamente immigrati di rientro dal paese natio.Punto terzo: per questo motivo, in qualunque altro ospedale di Europa questa e’ semplicemente una rilevazione epidemiologia e non un incubo.Punto quarto: ad esemplificazione di quanto detto iinvitoil cronista a leggere il “titolino” del Corriere per meglio comprendere la differenza tra “cronaca” e “sensazionalismo”.Ne guadagniamo tutti, lui in primis

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