«Morto di uranio», l'ultimo saluto
al maresciallo campano

di Claudio Lombardi

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«Morto di uranio». Ne era convinto lui stesso, che si era visto negare la causa di servizio e il riconoscimento di «vittima del dovere». Ne è convinta la moglie, Claudia de Martino, che prosegue la battaglia legale ingaggiata dal marito.

Ieri mattina, alle 11:30, nella chiesa madre di San Prisco, si sono celebrati i funerali di Gianflavio («Flavio») Monaco, sottufficiale dell'Esercito che il 28 agosto avrebbe compiuto 47 anni. Gli ultimi due li ha trascorsi a combattere un nemico feroce: un carcinoma epatico, che dal fegato aveva invaso il pancreas. Indagini, biopsie, interventi chirurgici mutilanti, chemioterapie e un'enorme forza di volontà non sono bastati; anzi, sono serviti ad alimentare il sospetto che il tumore fosse da attribuire all'uso di armi all'uranio impoverito e al torio; se il giudizio lo confermerà, sarà la 362esima vittima in Italia di una strage che non ha ancora un colpevole. Monaco era maresciallo geniere in servizio alla caserma «Ferrari Orsi» della Brigata bersaglieri «Garibaldi». La sua storia è simile a quella di tanti giovani del Sud, il cui desiderio di servire la patria è quasi sempre accompagnato dalla necessità di affrancarsi da una terra che non promette loro un futuro.

Aveva iniziato la carriera a Trento, poi la scuola sottufficiali a Viterbo, le prime destinazioni nel Nord e, infine, l'arrivo a Caserta. Alle spalle aveva diverse missioni all'esterno, soprattutto nei Balcani, tra il Kossovo e la Bosnia. Prima di declamare la preghiera del geniere, che ha chiuso il rito funebre, è intervenuto il generale di brigata Diodato Abagnara, comandante della «Garibaldi». L'ufficiale, commosso, si è rivolto a Claudia e ai figli. «Flavio ha dichiarato era un esempio per tutti e non sarà dimenticato. Tre giorni fa abbiamo parlato per l'ultima volta: siamo riusciti persino a scherzare. La presenza di tanti militari tra queste navate vi dimostra che la «Garibaldi» è qui e ci sarà sempre. Ogni volta che chiamerete, la «Garibaldi» risponderà presente». Ieri era il giorno del dolore. Nessuno, neppure la moglie Se l'è sentita di affrontare un argomento così complesso: il possibile nesso tra il carcinoma di Flavio e l'uranio. Eppure, negli occhi degli amici e dei parenti si leggeva un carico di sofferenza in più, forse generato da quel dubbio. Chi, invece, ne parla senza remore è Domenico Leggiero, ex pilota militare, oggi coordinatore dell'«Osservatorio militare».

«Sono oltre 7600 i malati rivela , con Flavio 362 i morti e 80 le sentenze di risarcimento ottenute. Il primo nemico è la malattia, il secondo l'istituzione che i militari servono e difendono con onore. Finora, lo Stato si è mostrato sordo e indifferente, ma qualcosa sta cambiando: un colpo al negazionismo è stato inferto dalla Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell'utilizzo dell'uranio impoverito della XXVII legislatura, presieduta da Gian Piero Scanu, che ha rilevato sconvolgenti criticità nella sicurezza dei militari, sia in Italia che all'estero. Ed Elisabetta Trenta conclude , ministro della Difesa, è il primo esponente del Governo che si è espresso con parole chiare sull'uranio».
Lunedì 6 Agosto 2018, 13:24
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1 di 1 commenti presenti
2018-08-06 13:35:55
Vergogna ! L'Esercito che è simbolo di difesa massima del cittadino tradisce, a causa della feccia politica, i suoi figli per mano di traditori compiacenti che dovrebbero essere radiati !

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