Operaio morto alla Rieter,
in aula i colleghi di Lorenzo

di Marilù Musto

Hanno sfilato davanti ai giudici gli operai della fabbrica Rieter, Salvatore De Matteo e Maurizio Ciccarelli, colleghi di Lorenzo Borrelli, ucciso dalla pressa difettosa dell'industria con sede a Pignataro Maggiore a soli 33 anni, nel 2011. Ha lasciato un bambino di appena pochi mesi e una moglie che lo amava. Aveva appena messo su la sua famiglia, quando la morte lo ha sorpreso sul luogo di lavoro. E della «Rieter Automotive» hanno parlato ieri, in udienza, anche l'ingegnere Simone Esposito che faceva parte del pool che ha ristrutturato l'industria dopo l'incidente. Sulla sedia dei testimoni si è seduto poi anche Edoardo Maletti.

In aula a Santa Maria Capua Vetere, c'erano sia la giovane moglie di Lorenzo che il fratello e la madre del povero operaio che perse la vita a causa di un apparecchio difettoso. Quando il macchinario si fermava gli operai entravano nella stanza della macchina accedendo da un cancelletto che doveva restar chiuso e posizionando dei legnetti sotto alla pressa. Manovra non prevista da nessun manuale. Di fronte ai giudici, sono comparsi anche alcuni imputati la scorsa udienza - fra loro Andreas Gerhard Becker, Piero Faccioli, Alfredo Ruggero, Claudio Insero, Maurizio Esposito, Giuseppe Merola, Giuseppe Laudisa e Raffaele Terracciano - e l'avvocato che rappresenta la parte civile, Carlo De Stavola, ha contestato a tutti la circostanza del macchinario difettoso in fabbrica.
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Mercoledì 16 Maggio 2018, 08:59 - Ultimo aggiornamento: 16-05-2018 09:22
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