Il regno rumeno dei Casalesi
in mano agli idraulici del clan

di Mary Liguori e Marilù Musto

Il blitz è scattato in contemporanea. Ad Aversa, dove è stato arrestato Giuseppe Inquieto. E a Pitesti, dove in manette è finito suo fratello, Nicola. Il cognome Inquieto, nella città romena, è sinonimo di benessere. Ricchezza. Investimenti. Lavoro. Gli italiani sono i signori dell’edilizia residenziale. Uno di loro, Nicola, si è stabilito in pianta stabile nella vivace cittadina dell’Est e ha anche sposato una donna del posto. Guida automobili che costano centinaia di migliaia di euro. Anche una Ferrari bianca, simbolo del successo del Bel Paese nel mondo. Eppure, a guardarla bene, quella villa verde chiaro, a due piani, con il muro di cinta e il portoncino con il tetto spiovente, le piante e la piscina, ricorda tanto la casa di Giuseppe Setola. A Casal di Principe. Ma se a Caserta le immagini degli Inquieto in manette non hanno destato alcuno stupore, a Pitesti gli stessi cronisti sono apparsi interdetti quando la polizia e gli agenti della Dia si sono portatati via in manette Nicola Inquieto. «Mafia italiana», ripetono mentre riprendono la scena con le telecamere. «Mafia italiana». La camorra, secondo la Dda di Napoli, indagine affidata dalla Dia del capocentro Giuseppe Linares e coordinata dal maggiore Fabio Gargiulo, aveva messo mani e piedi, radici solide in Romania dove gli Inquieto fanno i palazzinari. Loro che, tra Trentola Ducenta, Casapesenna e Aversa, erano noti per essere dei semplici idraulici. Un terzo era un abile fabbro. Fino al 2000. Quando, raccontano i pentiti, le loro strade si sono incrociate con quelle del futuro capo dei capi dei Casalesi, Michele Zagaria, e tutto è cambiato. «Capastorta» ha investito prima nella «Inab Metal srl» di Giuseppe Inquieto. Poi, di soldi, ne ha messi a disposizione molti altri. Forse per schermarli, per evitare i sequestri. Tanto di quel denaro che, scrivono i sostituti procuratori Alessandro D’Alessio, Daniela Belluccio e Maurizio Giordano del pool coordinato dall’aggiunto Luigi Frunzio, «tra il 2014 e il 2015» gli Inquieto possono fondare le aziende romene dalle uova d’oro. «Italy Costructii srl», «Daniela Costructii srl» e «Primo caffé story» che, complessivamente, constano di quindici fabbricati, 157 appartamenti, diciotto garage, due aree parcheggio e 151 terreni edificabili. Eccolo il contorno del patrimonio finito sotto sequestro ieri all’alba. Anzi, una parte di esso.
Perché il resto dei sigilli hanno colpito altri patrimoni, sia nella capitale dell’Est dei Casalesi, che in Italia. A Casapesenna la Dia ha chiuso il caseificio Santa Rita. Tutto quel denaro, tutti quegli immobili, le auto, le aziende, secondo la Dda di Napoli, sono opera di Michele Zagaria.Dice il pentito Generoso Restina: «Michele Zagaria mi ha sempre detto che tutto ciò che possiedono gli Inquieto, sia in Italia che in Romania, è tutta roba sua». Per entrambi i fratelli, l’accusa è infatti di associazione per delinquere di stampo mafioso. E da ieri sono entrambi in carcere. Nicola lo hanno arrestato nella megavilla di Pitesti. Interni curati all’eccesso, stile barocco-casalese. Archi, grandi divani di pelle, luci a led colorate. Giuseppe, invece, è stato preso ad Aversa dove vive da sempre. Il gip Federica Colucci ha ritenuto per entrambi «sussistente il pericolo di fuga, vista dall’esperienza che hanno maturato durante la latitanza di Michele Zagaria e perché, considerati i loro contatti nell’Est Europa, potrebbero facilmente dileguarsi». Gli Inquieto sono i fratelli di Vincenzo: sotto la sua villetta, a via Mascagni a Casapesenna, c’era l’ultimo bunker di Zagaria. Per gli altri indagati, invece, il giudice ha respinto la richiesta di arresto. Si tratta di Mario, Salvatore e Giovanni Nobis e di Rita Fontana.  
Venerdì 13 Aprile 2018, 08:35 - Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 21:17
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