Il primo Natale da uomo di Paride: «Grazie a una sentenza del giudice»

«Divento uomo grazie a una
sentenza del giudice»
di Marilù Musto

Se la chiami Tina, ora, non si volta più. Lei ora è Paride ed è un uomo. Anche di fronte alla legge. La prima sezione civile del tribunale di Napoli Nord di Aversa, infatti, il 15 dicembre, si è pronunciata in una sentenza destinata a fare scuola nella storia giuridica italiana: in uno dei primi casi in Italia, è stato concesso in un’unica sede di giudizio sia la riattribuzione anagrafica che quella medica e chirurgica per una persona transessuale, precisamente per riconoscere al richiedente la sua identità di genere maschile. «La novità sta nel fatto che a Paride è stato riconosciuto il suo essere uomo anche senza aver svolto ancora l’operazione chirurgica», spiega Bernardo Diana dell’Arcigay Caserta. «E c’è una doppia vittoria in questa sentenza - continua - perché prima si riteneva che il nome femminile venisse omologato a quello maschile. Ad esempio: Maria diventava Mario. Ora, Paride, è un nome completamente diverso da Tina».

Paride P., residente a Caserta e attivista per Rain Arcigay Caserta onlus, dall’infanzia ha sempre avuto una coscienza di sé come maschio; coscienza che si scontrava con un corpo, il proprio, femminile. Da ragazzina, Tina non era Tina perché il tarlo di Paride le stava camminando dentro. «Fin dall’infanzia mi sono sempre percepito come maschio e spesso mi ritrovavo spontaneamente ad agire atteggiamenti e comportamenti che nella nostra cultura vengono associati all’«essere maschi», ovvero i così detti «ruoli di genere maschile», racconta Paride.

«Crescendo presi consapevolezza della mancata corrispondenza di come percepissi me stesso al maschile, e di come il mio corpo fosse invece femminile: era la Disforia di Genere».

«Grazie all’appoggio morale e materiale di realtà lgbt come il Progetto Crisalide realizzato da Rain Arcigay Caserta, ho preso coscienza di me e con coraggio mi sono rivolto all’avvocato Stefania Castaldi, che non smetterò mai di ringraziare. Insomma, il 27 dicembre 2016 ho richiesto al tribunale di Napoli Nord in Aversa di procedere per la riattribuzione del mio genere sessuale sia sui documenti che per via medica e chirurgica».

«Quando ho ricevuto la sentenza lo scorso 20 dicembre non potevo crederci: i giudici della Prima Sezione Civile si pronunciano a favore sia del mio cambio anagrafico, che del percorso di transizione medico-chirurgico», aggiunge Paride.

Laura Santonicola, vice presidente di Rain Arcigay Caserta, aggiunge: «È molto importante che i giudici abbiano citato la sentenza 15138 della Corte Costituzionale del 20 luglio 2015 in cui si stabilisce che alle persone transgender può essere consentito il cambio anagrafico prima della riattribuzione medica, consentendo così che entrambi i cambiamenti avvenissero contemporaneamente. È un piccolo passo per snellire un processo lungo ed estenuante al quale si sottopongono necessariamente le persone transgender e transessuali. È di fondamentale importanza dare priorità alla rettifica di genere anagrafica accorciando il più possibile i tempi, considerando le difficoltà e i disagi quotidiani che affronta una persona trans i cui documenti non rispecchiano la propria identità e il proprio aspetto. Sono molto felice per il traguardo raggiunto dal nostro socio Paride e gli auguro il meglio».

Paride conclude il suo racconto di felicità: «Sarebbe stato un massacro psicologico se mi avessero permesso di cambiare i documenti dopo il processo di transizione, invece per fortuna è stato deciso di rispettare la mia dignità di individuo; ora mi sento in pace con me stesso».
Martedì 26 Dicembre 2017, 17:13 - Ultimo aggiornamento: 26-12-2017 17:16
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