Difesa, il ministro Trenta a Caserta:
«Migranti in fuga da fame, non turisti»

Il ministro Trenta con il direttore del Mattino Monga
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«Le migrazioni sono sempre esistite, la storia italiana è fatta di migrazioni. Per anni non è stato governato il fenomeno e oggi occorre capire le reali cause delle migrazioni, intervenendo a livello internazionale. Se una madre e un padre mettono il proprio figlio su un barcone sapendo che potrà morire non lo fanno perché pensano di andare in crociera, ma perché cercano una vita migliore. Nessuno vuole lasciare il suo paese, nessuno vuole lasciare la sua cultura, la gente oggi oggi fugge da guerre e carestie e la comunità internazionale deve essere in grado di agire affinché chi fugge possa un giorno vivere serenamente nel proprio Paese». Così il ministro della Difesa Elisabetta Trenta in un incontro con gli studenti delle scuole superiori a Caserta.

Terra dei Fuochi. «Come Ministero della Difesa abbiamo messo a disposizione per la Terra dei Fuochi 200 militari, in particolare 100 carabinieri che saranno usati per le indagini e 100 soldati dell'Esercito che verranno dislocati sul territorio per l'operazione Strade Sicure. Ci sono poi i nostri satelliti e i droni per i controlli dall'alto». Lo ha ricordato il ministro Trenta, che ha partecipato a Caserta, presso la caserma Ferrari Orsi sede della Brigata Bersaglieri Garibaldi, ad un incontro con circa 300 studenti degli istituti superiori. L'iniziativa rientra in un ciclo di conferenze organizzate dal ministero della Difesa in diverse scuole del Paese, per raccontare il lavoro delle Forze armate italiane, a cento anni dalla fine della Grande Guerra. Trenta ha risposto alla domanda di Luca, studente dell'Itis Francesco Giordani di Caserta, che le ha chiesto in che modo si stessero muovendo la Difesa, e l'intero Governo, sul fenomeno del degrado ambientale. «Il nostro ministero - ha proseguito - sta lavorando insieme agli altri dicasteri perché siamo convinti che lo Stato debba vincere sull'illegalità. Spero che voi ragazzi diventiate combattenti per la legalità».

No a leva obbligatoria. «Ho fatto parte dell'Esercito e se mi richiamano sono contenta» ha spiegato il ministro, che è una riservista. «Sono stata tanti anni in Iraq, come consigliere politico del comandante del contingente italiano. Arrivai a Nassiriya nel 2005, quando già c'era stato l'attentato, e subito capii che c'era un 'italian way' nella gestione della missione, che ancora oggi ci rende amati nel mondo; gli italiani sono soliti coinvolgere la popolazione locale in tutte le decisioni. Io parlavo con i capi-tribù, i sindaci per capire le loro esigenze. Penso che oggi, quando si registra un'opposizione alle grandi opere, ciò sia dovuto proprio al mancato coinvolgimento delle popolazioni in scelte che condizionano la loro vita». Sul ruolo delle donne nelle forze armate, Trenta afferma che «ormai la donna sta assumendo una posizione sempre più importante, per esempio nelle missioni internazionali, penso all'attività di assistenza medica o all'approccio con le donne di altre culture. Il ruolo della donna è di equilibrio all'interno delle forze armate; ma come politici dobbiamo fare di più per permettere alle donne di conciliare il lavoro con la vita privata; penso che vadano aumentati gli asili nido». «Non so chi parla della leva obbligatoria, io che sono il ministro della Difesa non ne parlo. Alcuni dicono che servirebbe a voi ragazzi per educarvi, io dico che le vostre famiglie e le vostre scuole debbono stare al centro della vostra formazione. Oggi abbiamo dei professionisti, non sono d'accordo con la leva obbligatoria». Così il ministro Trenta.
Lunedì 10 Dicembre 2018, 13:09 - Ultimo aggiornamento: 10-12-2018 15:12
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