Clelia Crisci, così nasce il successo di un'azienda fai da te

di Maria Beatrice Crisci

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«La mia esperienza dice che tutto è possibile. Basta avere immaginazione, tenacia, talento e umiltà». Lei è Clelia Crisci, imprenditrice e mamma. L'incontro all'ombra della Reggia di Caserta, al bar Serao, tra un appuntamento di lavoro e l'altro. Una piccola parentesi prima di proseguire nell'intensa giornata che la vede impegnata nel ruolo di presidente del consiglio di amministrazione della Lapo Compound. L'azienda è nata nel 2001 a Valle di Maddaloni e si occupa della produzione di compounds polipropilenici utili a imprese attive nello stampaggio di materie plastiche. È una realtà che in poco tempo si è affermata a livello internazionale. La sua è la storia di scelte dettate dal lavoro e dall'amore, una storia di sacrifici e di riconoscimenti, una storia che l'ha portata a essere un'imprenditrice di successo.

Laurea in Economia e commercio e la professione di commercialista messe da parte per rincorrere un sogno. È vero?
«Sì, è così. Ho intrapreso subito la strada della libera professione, commercialista e revisore dei conti, ma ho inseguito sempre il sogno di ragazzina di diventare imprenditrice industriale, come lo era stato mio padre morto giovane».

Come è andata veramente?
«Nel 2000 mi sono fatta promotrice dell'idea di produrre compounds di polipropilene e, supportata da mio fratello Giuseppe, anche lui economista, abbiamo fondato l'azienda che negli anni è diventata la realtà di successo che si conosce. Con orgoglio e dedizione ho ricoperto il ruolo di amministratore unico da subito e di presidente e amministratore delegato con il nuovo organo amministrativo, ma l'impegno è cresciuto negli anni come l'azienda. È stata una sfida non da poco. Sia io che mio fratello avevamo fatto percorsi completamente diversi ed è stato fondamentale cominciare dal basso per mettere poi a profitto le competenze».

Una donna giovane a capo di un'azienda. Chissà quanti pregiudizi?
«Non mi sono mai fatta influenzare dai pregiudizi o dai giudizi degli altri. Credo nell'emancipazione del Sud e nelle sue straordinarie capacità, ritengo un dovere sociale puntare alla crescita dell'azienda e creare nuove opportunità per il territorio. Ho iniziato da zero e questo ha significato passare per i diversi ruoli, dall'accoglienza alla logistica, alla contabilità. Anche questo mi è servito per crescere.

Vedere una giovane donna alla guida di un'azienda ancora desta sorpresa?
«Sì, certo! Non posso negarlo. In passato rimanevano imbarazzati, ma ora i tempi stanno cambiando»

Attualmente lei ricopre anche il ruolo di presidente della sezione dei chimici di Confindustria Caserta.
«Ne vado orgogliosa. Devo ringraziare il presidente Gianluigi Traettino che mi ha affidato il coordinamento del Comitato delle relazioni industriali. È la dimostrazione che anche gli ambienti maschili si evolvono».

Spazio alle donne, dunque?
«Certo! Abbiamo una marcia in più. Me ne rendo sempre più conto anche nei colloqui di lavoro che faccio in azienda. Le donne sono sicuramente più intraprendenti. Sono convinta che il riscatto sociale si ha con la cultura. Posso dire ora che tante cose le ho conquistate certo con la determinazione e la tenacia, ma aver studiato, aver viaggiato mi è servito poi per raggiungere alti traguardi ».

E in azienda?
«Abbiamo venti addetti, di cui cinque donne tutte impegnate prevalentemente in amministrazione, nella progettazione o nel laboratorio. Ovviamente c'è sempre un occhio di riguardo e spero che in futuro possano essere di più».

A maggio, in occasione del Premio Industria Felix esteso per il primo anno anche in Campania, le è stata conferita un'alta onorificenza come migliore impresa femminile e migliore piccola impresa della provincia di Caserta.
«Questo premio ha rappresentato per me il riconoscimento dell'impegno, degli investimenti, del valore che diamo all'innovazione e alla ricerca continua. Ed è anche stata l'occasione per far conoscere un'azienda casertana che rappresenta una importante realtà in campo nazionale e non».

Le radici sono importanti?
«Questo uno dei motivi se non quello determinante che mi lega a questa terra. Sono convinta che bisogna fare del tutto per migliorare il luogo dove si è nati, dove ci si è formati e realizzati. Io credo che la missione di un imprenditore del Sud sia proprio questa. Ed è a mio avviso una missione sociale. Vedere crescere l'azienda, vedere i propri dipendenti soddisfatti ci ripaga di tutto. Credo che non serva avere un portafoglio pieno per essere felici».

Ma una donna così impegnata avrà qualche passione?
«Lo confesso, amo tutto ciò che è cultura, dal cinema al teatro. Non perdo mai la prima alla Scala. È una piccola digressione che mi concedo».
Sabato 4 Agosto 2018, 11:56 - Ultimo aggiornamento: 04-08-2018 12:11
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