Casalesi, l'inchiesta spacca il Pd: veleni nell'ex regno di Cosentino

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di Paolo Mainiero

Caserta: commissariata. Aversa: commissariata. Santa Maria Capua Vetere: commissariata. Marcianise: commissariata. Maddaloni: commissariata. Che la si guardi da destra o da sinistra, in provincia di Caserta si vede solo un grande vuoto.

Le istituzioni ci sono, quello che manca è la politica o, meglio, manca una classe dirigente che sia in grado di guidare quelle istituzioni senza cadere nella rete della giustizia o inciampare in trappole ordite dalla stessa politica. Il caso di Stefano Graziano, il presidente del Pd e consigliere regionale indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, è solo l’ultimo di un lungo elenco che ha in Nicola Cosentino il caso più eclatante. Certo, fatta salva la presunzione di innocenza, ogni storia giudiziaria è diversa dall’altra, le indagini faranno il loro corso e le sentenze diranno chi è colpevole e chi no.

Ma c’è un filo rosso che lega tutte queste storie ed è la permeabilità della politica ad ambienti poco puliti. Alla camorra, per intenderci. Paolo Broccoli, deputato del Pci dal 1976 al 1983, fondatore del Pd ma mai iscritto al Pd, uomo di sinistra come tuttora si definisce, prova a dare una sua lettura distaccata dei fatti. «Non sono d’accordo con chi sostiene che a Caserta c’è una crisi di rappresentatività o c’è una crisi della democrazia. Le elezioni si svolgono regolarmente e c’è chi le vince. Il problema - ragiona Broccoli - è che chi vince si dimostra poi inadeguato, inadatto, incapace di guidare ed è quindi facilmente manovrabile da forze esterne. Volendo usare un termine nobile, diciamo che c’è una fragilità della politica».

Per molti anni la provincia di Caserta è stata considerata il regno incontrastato di Nicola Cosentino. Il centrodestra dettava legge, vinceva quasi ovunque lasciando agli avversari solo briciole. Si ricordano le vittorie di Sandro De Franciscis alla Provincia (proprio contro Cosentino) nel 2004 e quella di Nicodemo Petteruti a sindaco di Caserta nel 2006. C’erano ancora Ds e Margherita. In quegli anni di pressoché indiscusso dominio del centrodestra, il Pd che sarebbe nato nel 2007 pensò più che a concepire un modello alternativo di governo a come accomodarsi al tavolo del consociativismo per strappare qualche strapuntino di potere. Il famoso sottobosco. Con il paradosso che, uscito di scena Nicola Cosentino, quel metodo è stato chissà quanto inconsapevolmente perpetuato. Con esiti devastanti per il partito. 
Giovedì 28 Aprile 2016, 08:39 - Ultimo aggiornamento: 29 Aprile, 08:49
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