Call center usati per maxi truffa
all’Inps: 4 arresti e 30 indagati,
nel mirino anche 24 ditte edili

di Mary Liguori

Società di call center e agenzie pubblicitarie usate per stipulare contratti di lavoro a tempo finalizzati solo all’accesso ai bonus di disoccupazione. 

È di quattro persone finite ai domiciliari e di trenta indagati il bilancio dell’operazione sulle mega truffa all’INPS scoperta dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, diretta da Maria Antonietta Troncone. 

Le persone finite ai domiciliari tra Caserta e provincia sono Carlo Bianco, Fabio Martino De Carles, Anthony Concu e Antonio Monte. Rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. 

Nel corso del biennio 2015-2017 la cifra truffata ai danni dell’Inps é stata di circa 400mila euro. Novantasei i contratti di lavoro stipulati per fini fraudolenti finiti nel mirino dei pm della sezione criminalità economica coordinati dal procuratore aggiunto Antonio D’Amato che ha delegato le indagini ai carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere, diretti dal capitano Emanuele Macrì e della stazione di Grazzanise, agli ordini del maresciallo Luigi De Santis. 

L’operazione è stata eseguita tra Udine, Caserta e Capua.

Stesso meccanismo usato dalle 24 società finite nel mirino della Guardia di Finanza di di Aversa, reparto guidato dal tenente colonnello Michele Doronzo che, solamente nel corso del 2017, su delega delle competenti Procure della Repubblica, ha concluso mirati accertamenti su 24 società che sulla carta risultavano aver assunto centinaia di lavoratori per poi, in breve tempo, licenziarli tutti, creando così il presupposto normativo per permettere loro di ottenere l’indennità mensile di disoccupazione da parte dell’I.N.P.S..

Le indagini sono scaturite dall’attività di controllo sul territorio svolta degli ispettori dell’Ente previdenziale che ha dato luogo a una serie di denunce all’Autorità Giudiziaria per possibili condotte fraudolente poste in essere dai rappresentanti legali e dagli amministratori delle società ispezionate, in concorso con i lavoratori fittiziamente assunti e poi beneficiari del contributo sociale.

Da qui gli ulteriori accertamenti di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza dai quali è emersa l’inesistenza di sedi operative, la mancanza di qualsivoglia contabilità e l’insussistenza delle attività dichiarate: praticamente le società che risultavano datori di lavoro erano in realtà scatole vuote appositamente create al solo scopo di assumere, solo sulla carta, una serie, spesso numerosa, di asseriti lavoratori, che poi venivano formalmente licenziati.

L’esame dei casi investigati ha permesso inoltre di trarre alcune prime conclusioni sul fenomeno fraudolento attenzionato: innanzitutto le sedi dichiarate delle imprese circoscrivono un ambito territoriale ben delimitato, interessando per lo più i Comuni dell’agro aversano e, in particolare Villa Literno, Villa di Briano, Casal di Principe e Frignano; in secondo luogo il settore economico più colpito è senz’altro l’edilizia (ben 16 casi su 24) ed a seguire i servizi di pulizia e l’agricoltura.

Anche la cifra del fenomeno desta allarme: solo nell’ultimo anno ben 722 soggetti denunciati per truffa aggravata nei confronti dell’Ente previdenziale per un profitto illecito che supera i 3 milioni di euro.

Questa è probabilmente solo la punta dell’iceberg, in quanto il numero delle aziende potenzialmente coinvolte in fenomeni analoghi potrebbe risultare notevolmente superiore, in ragione del numero di accertamenti ispettivi effettuati dall’Ente previdenziale.

Proprio dall’analisi di tali dati le Fiamme Gialle, sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, stanno ora approfondendo eventuali rapporti tra i soggetti coinvolti per capire se è possibile risalire ad una matrice comune che conduca ad un’unica organizzazione che sembra potersi avvalere anche del fattivo contributo di infedeli professionisti del settore.
 
Giovedì 8 Marzo 2018, 11:03 - Ultimo aggiornamento: 08-03-2018 17:06
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