«Il cadavere dell’amante del boss
è sotto i pilastri di Puzzaniello»

Il luogo in cui sarebbe sepolto il corpo
ARTICOLI CORRELATI
di ​Mary Liguori

  • 798
Doveva farla sparire «senza troppo clamore» perché «tutta Marcianise sapeva» che aveva una figlia con lei e, per questo, Maria Buttone, la moglie "tradita" «aveva perso la faccia nei confronti delle altre donne del clan». E ventisei anni dopo, in effetti, quel corpo nessuno è stato ancora in grado di farlo ritrovare. Angela Gentile fu prelevata da qualcuno di cui si fidava, tre uomini disse un testimone, nell’ex parcheggio dell’ospedale. La storia dell’inconfessabile delitto d’«onore e rispetto» la racconta un pentito. E aggiunge che il cadavere di Angela, l’amante di Mimì Belforte sparita il 28 ottobre del 1991 «fu seppellito a Puzzaniello di Marcianise, vicino ai pilastri della strada detta ex Pontello» (nella foto). «Me lo disse Gino Trombetta che all’epoca io nascondevo perché era latitante».

Il corpo di Angela, dunque, giacerebbe nei pressi dei piloni realizzati nel 1987 in una zona in cui, fino a una decina di anni fa, un cugino di Belforte avevano un allevamento di bufale. Michele Froncillo, nel giugno scorso, dice anche di «aver saputo da Maria Buttone che era stata lei a far uccidere la Gentile» e accusa anche Mino Musone, fedelissimo dei boss Mazzacane, che insieme a Domenico Belforte avrebbe materialmente eseguito la lupara bianca. Secondo il pentito, anche Musone, come Belforte, aveva all’epoca una relazione extraconiugale e, sempre a dire di Froncillo, «aiutò il boss perché la sua amante era amica di Angela e lui temeva che la ragazza potesse spifferare a sua moglie che non solo aveva una tresca ma aveva a sua volta una figlia fuori dal matrimonio». Eliminata Angela, «la Buttone mantenne i patti, sostenne economicamente la figliastra, - continua il pentito - e le aprì anche un bar, ma non la trattava come i suoi veri figli e ripeteva che comunque lei non dimenticava che era “figlia di puttana”».

Fin qui il collaboratore di giustizia. Poi c’è il racconto di Salvatore Caterino, che puliva la cella di Belforte in carcere a Torino. Dice che Salvatore Belforte gli confidò che «la moglie di Domenico aveva voluto soddisfazioni dal marito quando seppe dell’esistenza della ragazzina avuta dall’amante e affermò che “i figli non hanno colpe”, ma che voleva vendetta nei confronti della madre, e per questo Domenico, su richiesta della moglie, aveva ucciso la donna e aveva fatto scomparire il corpo«. «Salvatore Belforte - aggiunge Caterino - mi disse più volte che non avrebbe mai detto la verità al pm Landolfi…».

In casa con l’assassina della madre
Mentre, nei mesi scorsi, le indagini subivano l’accelerata che ha poi portato all’avviso di chiusura indagini notificato due giorni fa ai coniugi Belforte-Buttone, la figlia di Angela Gentile, cresciuta dalla donna che avrebbe fatto assassinare sua madre, apprende da Il Mattino che le indagini sulla morte della madre sono state riaperte e inizia a nutrire sospetti sulla matrigna. Contatta la cugina, figlia di Salvatore Belforte, e le chiede di domandare al padre della fine di sua madre. «Parlando con mia cugina Gelsomina, dopo aver letto sul giornale che le indagini sulla morte di mia madre erano state riaperte perché mio zio pentito Salvatore Belforte aveva detto qualcosa in proposito, lei mi assicurò che era tutto falso e che mio zio aveva mandato una lettera a mio padre in cui smentiva quelle “infamità”». I giorni passano, e la ragazza inizia a fare domande anche alla matrigna che, visto il divieto di dimora in Campania, si è stabilita a casa sua, a Rimini.

La figlia di Angela giorno dopo giorno si convince che il padre ha delle responsabilità per la scomparsa della madre. Va a trovarlo in carcere e lui nega. «Non ti mettere idee in quella testolina, il mio passato ho avuto le mie ragioni» le parole del padre-boss. Ma lei non si rassegna. È intercettata quando esplode «Se è stato lui per me è morto. Le cose stanno tutte contro di lui e lei, Maria Buttone, ha paura». Si sfoga col marito che peraltro in quel periodo soffre l’ingombrante presenza della suocera in casa. «Me ne sono andato da Marcianise per non averci a che fare e quella è venuta fin qua». Lo dice a sua madre, la quale è preoccupata. «Non dirle niente, è vendicativa... è un serpente velenoso... una vipera».
Sabato 2 Dicembre 2017, 12:33 - Ultimo aggiornamento: 02-12-2017 13:47
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP