Caserta, fermato il «macellaio» nigeriano: aborti clandestini alle prostitute vittime della tratta

di Mary Liguori

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Fermato dai carabinieri il «macellaio» nigeriano che pratica aborti clandestini su ragazze, anche minorenni, costrette a prostituirsi.  L'operazione «Erode» si è conclusa con il fermo di Friday Ewunoragbon, detto "doctor" proprio per le sue presunte competenze mediche.

Al momento dell'irruzione nel laboratorio abusivo a San Cipriano d'Aversa (Caserta) due ragazze di circa vent'anni erano chiuse all'interno del locale. A una delle due era già stato praticato l'aborto mentre l'altra è stata salvata in tempo e ora si trova ricoverata in ospedale. L'uomo, nigeriano con regolare permesso di soggiorno, è considerato il punto di riferimento delle madame, le donne che gestiscono la tratta delle ragazze africane e poi le obbligano a prostituirsi. Quando una di loro rimane incinta, le madame le portano da lui in modo che abortiscano e possano in fretta tornare per strada.

Doctor è stato bloccato al culmine di un'indagine coordinata dal pm Mariangela Condello, della procura di Santa Maria Capua Vetere, sulla scorta degli accertamenti eseguiti dai carabinieri della compagnia di Mondragone, agli ordini del capitano Luca Iannotti e del tenente Lorenzo Galizia. L’attività di indagine, attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, ha permesso agli inquirenti di far luce sul macabro operato dell’indagato che, nel breve monitoraggio, si è reso responsabile di circa sei aborti. Per un singolo aborto procurato con la somministrazione di farmaci, percepiva un compenso di 300  euro mentre, per un aborto procurato, oltre i tre mesi di gravidanza e necessario di operazione, chiedeva un corrispettivo in denaro di circa 2500 euro.

Nel laboratorio sono state trovate cannule ginecologiche sterili, fazzoletti imbevuti di sangue e altri strumenti utilizzati per tali pratiche. La preziosa collaborazione degli interpreti nel corso degli accertamenti ha permesso di aprire un eccellente dialogo con le ragazze sfruttate che hanno deciso collaborare e di raccontare tutto quello che hanno dovuto subire. Una delle due ha raccontato di essere stata costretta a subire contro la sua volontà delle manovre assolutamente invasive da parte dell’indagato che così facendo le ha provocato un aborto con una violenta emorragia.

L’altra, pur avendo subito le sevizie, quando sono intervenuti i carabinieri non aveva ancora il bambino. Il racconto delle ragazze ha anche fatto luce sul macabro contesto di sfruttamento della prostituzione in cui erano finite. Entrambe, originarie della Nigeria, e arrivate in Italia dalla Libia, vittime di tratta di esseri umani, sono state costrette a prostituirsi sul litorale domitio e solo dopo aver avuto quello che agli occhi dei loro aguzzini era considerato un incidente di percorso, venivano costrette ad abortire contro la loro volontà.       
 
 
Mercoledì 11 Ottobre 2017, 16:25 - Ultimo aggiornamento: 11-10-2017 22:57
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