Centrale del Garigliano: l'addio al reattore sarà il primo in Italia

Addio alla centrale nucleare:
sarà il primo in Italia
di Francesco G. Esposito

SESSA AURUNCA. Una politica di «piccoli ma costanti passi» per recuperare il ruolo tecnico di Sogin nell’opera di smantellamento degli 8 siti nucleari italiani (di cui 4 centrali), bonifica e successiva gestione dello stoccaggio delle scorie radioattive. Il tutto in attesa della realizzazione del Deposito nazionale (prevista entro il 2025 e su cui proprio oggi scade il termine per le possibili osservazioni alla «Cnapi», documento che dà il via alle procedure per l’individuazione delle potenziali aree). È stato improntato al recupero della mission aziendale il lavoro dell’amministratore delegato Luca Desiata che, ieri, ha tracciato un bilancio sul primo anno di attività della nuova governance Sogin, partecipata al 100% del Ministero dell’Economia. «In passato ci sono state inefficienze che stiamo colmando - spiega - procedendo su quattro direttrici principali: efficienza gestionale, sblocco cantieri, attività internazionale e valorizzazione delle risorse umane». 

I dati sono stati illustrati nella centrale nucleare del Garigliano a Sessa Aurunca. Una scelta non casuale perché proprio l’opera di decommissioning del sito in provincia di Caserta procede spedita, tanto che Desiata annuncia l’anticipo di 4 anni (dal 2023 al 2019) sul cronoprogramma delle operazioni di smantellamento del «Vessel» (il reattore) della centrale del Garigliano. Un progetto da 100 milioni che durerà 9 anni e impiegherà un centinaio di tecnici interni. Una sorta di «opera prima» per Sogin che - una volta portata a compimento - rappresenterà il miglior biglietto da visita per implementare l’internalizzazione della partecipata del Mef. «Tutto, però, è legato al rilascio dell’autorizzazione dell’Ispra». Ma se il Garigliano rappresenterà il primo reattore italiano completamente smantellato, per «far tornnare» le attività Sogin sul corretto binario, Desiata si è avvalso anche dell’ausilio della «Iaea» (Agenzia internazionale per l’energia atomica) per ottenere parere e prescrizioni sui passaggi necessari al miglioramento del programma di decommissioning, su cui Sogin mira a ottenere anche una sorta di brevetto del Know how. Intanto, i dati aggiornati a tutto il 2016 parlano di 640 milioni già spesi, pari al 26% dell’avanzamento complessivo degli interventi con una proiezione di 2,5 miliardi nei prossimi 20 anni.

Le note dolenti
La previsione sul 2017 si assesta poco oltre i 63 milioni, risultato «buono ma che avrebbe potuto essere migliore», ammette lo stesso Ad Sogin ragionando sui 20 milioni mancanti rispetto al miglior risultato ipotizzato per l’anno in corso (83,3 milioni). Un dato che risente di «due elementi principali - continua Desiata -. Il primo legato ai ritardi di 6 mesi nella concessione delle autorizzazioni da parte dell’Ispra», cui subentrerà a breve Isin (Ispettorato nazionale per la sicurezza nazionale e la radioprotezione). Il secondo problema riguarda l’interruzione «dei due progetti in essere con Saipem (in regime di Rti) per gravi inadempienze» e relativi alla realizzazione del complesso Cemex nel sito di Saluggia (Vercelli) e dell’impianto ICpf nel sito di Rotondella (Matera). «Dopo un anno di attesa, ci siamo avvalsi delle clausole risolutive (proprio oggi diverrà effettiva la decisione) - prosegue Desiata -. Basti pensare che Saipem ha effettuato lavori negli ultimi 4 mesi per cifre irrisorie (70mila euro)» restando su percentuali complessive di avanzamento di poco superiori al 10%. Sul sito di Saluggia, Sogin è già pronta per espletare una nuova gara, una volta avute le autorizzazioni. 

Scenario
Tagli del personale del 6% già attuate, riqualificazione delle risorse interne con innalzamento della presenza femminile, sblocco dei cantieri «grazie alla predisposizione delle gare d’appalto spesso in anticipo per essere già operativi una volta arrivate le autorizzazioni», sono alcune delle priorità su cui ha operato la governance Sogin nell’ultimo anno. Entro la metà del 2018 il sito di Bosco Marengo (Alessandria) sarà il primo a raggiungere il «Brown field», che rappresenta lo stadio finale (smantellamento del sito, bonifica e stoccaggio delle scorie in loco), in attesa del trasferimento nel futuro Deposito nazionale, su cui dovrebbe arrivare entro l’anno il nulla osta dei ministri Galletti (Ambiente) e Calenda (Mef) alla pubblicazione del Cnapi e «l’aggiornamento dei criteri di sismicità che risalgono al 2015», aggiunge il direttore del Deposito, Fabio Chiaravalli.
Mercoledì 13 Settembre 2017, 06:10 - Ultimo aggiornamento: 13-09-2017 13:32
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