Corigliano Calabro, un cartello illegale di imprese controllava le gare d'appalto: panchine da 860 euro pagate 3700

La conferenza stampa tenutasi oggi a Cosenza
di Serafina Morelli

Cosenza. Era un rapporto malato di corruzione tra cartelli d’impresa, pubblica amministrazione e singoli soggetti. Nel Comune di Corigliano Calabro operava un vero e proprio centro di potere costituito da un “cartello” illegale di società e imprese che condizionavano le procedure di gara di aggiudicazione ed esecuzione beneficiando dell’atteggiamento compiacente dei pubblici funzionari.

Un sistema ben strutturato, dove nessun imprenditore, anche se perdeva la gara, ha mai denunciato cosa accadesse visto che «comunque c’era un guadagno per tutti». A scoperchiare questo cartello illecito e a ricostruire le dinamiche sulla gestione degli appalti pubblici ci hanno pensato i finanzieri del Comando provinciale di Cosenza, coordinati dalla Procura di Castrovillari, che hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di imprenditori, professionisti, pubblici funzionari dipendenti del Comune di Corigliano Calabro ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, frode nelle pubbliche forniture, falso ideologico, abuso d’ufficio e corruzione. In totale sono 55 gli indagati: 5 gli imprenditori finiti in carcere, 18 persone ai domiciliari tra imprenditori e pubblici funzionari; 10 soggetti, tra imprenditori e pubblici dipendenti, sono stati sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Sette funzionari sono stati invece sospesi dal pubblico servizio. Coinvolto anche l’ex assessore ai lavori pubblici, Raffaele Granata.

Ecco come funzionava il cartello illegale delle imprese: una volta indetta una gara d’appalto da parte del Comune arrivavano una serie offerte diversificando il ribasso entro una forbice di valori concordata, tale da garantire il massimo delle possibilità di vincita in danno degli altri concorrenti. Aggiudicata la gara, l’esecuzione dei lavori veniva affidata alle imprese del cartello attraverso subappalti non autorizzati, mentre l’impresa aggiudicatrice, a prescindere dall’esecuzione diretta dei lavori, riceveva il 5% del valore dell’appalto aggiudicato mediante falsi servizi o scambi di beni e quindi fatture fittizie.

Tanti gli appalti passati al setaccio dagli uomini della Guardia di finanza della Sibaritide. «Ogni ditta veniva comunque accontentata – ha spiegato il procuratore capo di Castrovillari Eugenio Facciolla -. Venivano fatti lavori in maniera poco accurata e con materiale scadente, come per esempio su una strada sulla quale l’estate scorsa perse la vita un ragazzino di 15 anni, cadendo su una buca con la bicicletta».  Emblematico il caso di una gara d’appalto per l’acquisto di 42 panchine per la piazza principale di Corigliano Calabro. Panchine pagate dall’amministrazione comunale 3700 euro l’una mentre in un Comune del Nord Italia sono state acquistate a prezzo di listino, 860 euro.
 
Le indagini sono durate oltre un anno e mezzo e sono partite dalla segnalazione dell’ex sindaco di Corigliano Giuseppe Geraci che informò il prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao di una serie di anomalie su come gli appalti venivano vinti nel Comune della Sibaritide. «Abbiamo scoperto che una sola persona era, di fatto, titolare di 50 imprese diverse, nonostante formalmente fossero intestate e gestite da soggetti diversi – ha spiegato il comandante della Guardia di finanza di Rossano Francesco Coppola -. Il meccanismo era quasi perfetto e i pubblici funzionari omettevano la verifica della legittima cessione e la presenza dei requisiti di qualificazione e di ordine tecnico e organizzativo nei casi di sub-appalto dell’esecuzione delle opere».
Giovedì 12 Luglio 2018, 20:16
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