Reggio Calabria, medico interviene sul luogo di un incidente: pestato dal marito di un donna ferita

Una veduta di San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro
di Mario Meliadò

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Ha rimediato alcune costole rotte e varie contusioni un medico del servizio “118” di Gioia Tauro, in seguito a un intervento per motivi professionali: è solo l’ultima vittima dell’ennesima aggressione consumatasi in Calabria ai danni di operatori sanitari.
 
L’episodio – regolarmente denunciato alle forze dell’ordine – s’è verificato sabato scorso a San Ferdinando, dove l’operatore sanitario Antonello Morabito s’è recato insieme a un’equipe del “118” allo scopo di prestare soccorso, in seguito a un incidente che ha coinvolto una pluralità di autovetture.
Il medico si è presto reso conto che solo un ferito si trovava ancòra all’interno dei mezzi coinvolti dall’incidente plurimo; una donna, nello specifico. A questo punto i sanitari hanno sùbito attivato i necessari protocolli per i politraumatizzati: è a quel punto che, non ci capisce bene per quale motivo, qualcosa è scattato nel cervello del marito della donna.
 
Mentre l’intervento con relativo trasporto della donna ferita stava per prendere corpo, il marito è andato su tutte le furie e ha cominciato dapprima a tempestare d’insulti medici e infermieri, riprendendo le varie fasi dell’azione sanitaria col proprio telefono cellulare, a suggerire preoccupazione per possibili disallineamenti rispetto alle cure di cui la moglie avrebbe avuto, a suo avviso, “effettivamente” bisogno, o l’ipotetico approvvigionamento di prove in caso di futuri esiti da presunta malasanità.
Pochi minuti, ed è stato chiaro però che a mandare l’uomo in escandescenza non erano stati gli standard medici seguiti nell’intervento: lasciato lo smartphone, l’uomo ha improvvisamente aggredito Morabito.
 
Un vero pestaggio a freddo cui il medico ha tentato di opporsi alla bell’e meglio, anche perché la sua principale preoccupazione restava comunque la condizione fisica della donna rimasta ferita nello scontro: benché malmenato e dolorante, Antonello Morabito ha quindi accompagnato la donna al vicino ospedale di Palmi per gli esami diagnostici del caso.
Al rientro al Pronto soccorso dell’ospedale di Gioia Tauro, ad attenderlo al varco c’era sempre lui, il marito della donna, che ha sùbito tentato una seconda aggressione, bloccato questa volta da altre persone presenti.
Solo una volta esaurito il proprio compito, il medico s’è sottoposto ai controlli di rito: diagnosi, infrazione costale con contusioni multiple, ferite giudicate guaribili in 30 giorni.
Scontata la denuncia dell’accaduto alle forze dell’ordine.
 
Ora però è l’Ordine dei medici provinciale ad andare su di giri, esprimendo solidarietà al dottor Morabito e commemorando i non pochi medici caduti sul campo nel corso degli anni come Costanzo Catuogno, 50enne urologo assassinato per vendetta tra le corsie dell’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia dal 27enne Saverio Mesiano dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per omicidio colposo rispetto per la morte della 24enne moglie di Mesiano, Donatella Labate, spirata il 15 ottobre 2000 insieme alla bimba che portava in grembo dopo un ricovero per una banale colica renale, poi evoluta in setticemia fulminante.
Così, i vertici dell’Ordine manifestano tutta la propria indignazione per «violenze, aggressioni, minacce, intimidazioni, vessazioni nei confronti di chi opera in sanità, in prima linea e in prima persona per salvare la vita umana».
 
Secondo l’istituzione presieduta da Pasquale Veneziano, «i medici reggini sono continuamente oltraggiati ed offesi nella propria dignità professionale da un sistema che non garantisce condizioni di sicurezza e continua a sovraesporre chi opera in campo sanitario» lasciandoli soli davanti  a «querele e liti temerarie, risorse umane e mezzi assolutamente insufficienti ad assicurare risposte ai pazienti calabresi».
Inutili, fin qui, le proteste da parte degli operatori sanitari; e già se ne annunciano di nuove proprio su impulso dell’Ordine, che chiede maggiori tutele per gli operatori del settore. Vane pure le richieste di «una maggiore collaborazione da parte dei pazienti e dei loro familiari», come anche quelle volte a un’ispezione a cura del Ministero della Salute per riscontrare il rispetto delle condizioni minime di sicurezza. 
Martedì 31 Ottobre 2017, 12:12 - Ultimo aggiornamento: 02-11-2017 00:15
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