Giornalista contestato: stop alla presentazione del libro

di Nico Falco

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«Genny Cesarano era un camorrista, Gelsomina Verde meritava di morire e le altre vittime di camorra, forse, se la sono cercata anche loro». È il mondo delle narrazioni distorte della malavita organizzata, che alcuni giovani hanno sbattuto in faccia a un giornalista napoletano che, giovedì sera, ha dovuto interrompere la presentazione del suo libro a Praia a Mare. Una visione in cui il camorrista va sempre giustificato e chi sottolinea la crudeltà di certi sistemi criminali diventa uno che “parla male di Napoli”.

«Ero in piazza Italia, stavo presentando “Gotham City”, il mio romanzo sulla camorra dei bambini, nella rassegna “Praia a Mare con...” – racconta Simone di Meo – e spiegavo il mio punto di vista su questo fenomeno. Avevo premesso che sarei stato provocatorio e politicamente scorretto, ma ritengo che non tutti siano recuperabili. Un ragazzino che a 15 anni commette un omicidio e poi va a mangiare un panino per me fa parte di una generazione perduta e si deve lavorare sulle successive».

In piazza c’erano 60 persone sedute, altre 150 circa tra chi passava e si intratteneva. Il giornalista stava parlando della necessità di interventi forti dello Stato per riportare la legalità in determinati contesti quando, dal pubblico, qualcuno ha cominciato a protestare. «Si è creato un capannello di persone che ha iniziato prima a rumoreggiare, poi a contestare – prosegue di Meo – c’era un ragazzo di circa 30 anni che, urlando, giustificava la camorra e mi ha accusato di arricchirmi parlando male di Napoli. La cosa peggiore è che altre persone, sia vicino a lui sia alle mie spalle in piazza, lo applaudivano».

Il ragazzo si è allontanato, ma è ritornato poco dopo. «Diceva che il vero criminale è l’imprenditore spregiudicato e non il killer con la pistola – continua di Meo - e che ai camorristi va data sempre una seconda possibilità. Ho ribadito che questo ragionamento potrebbe farlo a chi ha perso un familiare innocente». E il giovane ha ribattuto che Genny Cesarano, ucciso per errore durante una stesa alla Sanità, era un malavitoso, e che Gelsomina Verde, torturata e massacrata perché aveva frequentato un giovane criminale, se l’era cercata.

«Così ragionano i camorristi - conclude di Meo - giustificano certe azioni e vedono la camorra come risposta adeguata alle brutture della società. Ho interrotto la presentazione e mi sono fatto accompagnare in albergo dai carabinieri che, nel frattempo, erano stati chiamati. Molti dei presenti si erano anche congratulati con me, ma quando vedo un giovane parlare così per me non c’è più nulla da aggiungere». Il Sindacato unitario giornalisti della Campania, ha espresso solidarietà nei confronti di di Meo, «da sempre impegnato in prima linea con inchieste sui clan», ha denunciato un «preoccupante clima intimidatorio nel quale i cronisti sono costretti a lavorare», aggiungendo che «sarebbe stato più opportuno allontanare quei giovani» e augurandosi che «vengano identificati e che rendano conto delle loro minacce». 
Sabato 12 Agosto 2017, 10:09 - Ultimo aggiornamento: 12-08-2017 10:11
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