Clinica sequestrata a Reggio Calabria,
indagati tre imprenditori

di Pierfederico Pernarella

Sequestrati a Reggio Calabria l’immobile e le quote societarie della clinica Villa Aurora, la struttura sanitaria convenzionata acquistata circa tre anni fa da un gruppo di imprenditori della provincia di Frosinone. Il sequestro preventivo è stato eseguito la scorsa settimana su disposizione della Procura calabrese nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza. Il Gip non si ancora pronunciato, ma i termini (dieci giorni) non sono scaduti.
Il procedimento vede indagato l’imprenditore Giorgio Rea per truffa, appropriazione indebita e false comunicazioni sociali. Insieme a Rea, sono indagati anche altri due imprenditori ciociari: Alessandro Casinelli, presidente di Federlazio, per il solo reato di appropriazione indebita, e Domenico Mangiapelo per appropriazione indebita e di false comunicazioni sociali.
L’accusa che muove la Procura è pesante: «Emerge che sin dall’origine, alla base dell’acquisizione del pacchetto azionario di Villa Aurora, non vi fosse una reale finalità economica, quale quella di risanare e sviluppare l’azienda, bensì esclusivamente la finalità di depauperare il patrimonio della stessa attraverso la spoliazione delle sue attività».
LE CONTESTAZIONI
Le contestazioni più pesanti vengono mosse a Rea. Il solo accusato di truffa. Secondo la Procura, con «artifizi e raggiri consistiti nel contrarre l’obbligazione d’acquisto del 95 per cento della società Villa Aurora e nel simulare l’esistenza di una liquidità in realtà inesistente», Rea avrebbe indotto «i soci della società Villa Aurora in errore in relazione alle reali capacità di adempiere agli obblighi assunti».
Nell’agosto del 2014 l’imprenditore originario di Sora acquistava il pacchetto azionario al prezzo di 3.325.000 euro corrispondendo un anticipo di 598.000 euro. Successivamente, sostiene la Procura, lo stesso ha «omesso di corrispondere la rimante parte del prezzo pari a 2.726.500 euro (da pagarsi in rate semestrali di 389.500 euro) e rilasciando a garanzia del pagamento una polizza assicurativa della società Lombard Merchant Bank spa, società in realtà insolvente, in quanto dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Roma nel luglio del 2015».
Gli inquirenti sottolineano anche che la società acquirente, la Gruppo Sant’Alessandro spa, con sede a Frosinone, era stata costituita poco tempo prima dell’acquisizione della clinica di Reggio Calabria, nell’aprile del 2014, con un capitale sociale di 120mila euro, dei quali erano stati versati solo 30mila. «La società acquirente pertanto – scrive la Procura – era una società sottocapitalizzata e nonostante ciò acquistava una società con un capitale ben più cospicuo».
L’altro capo d’imputazione è quello riguardante una presunta appropriazione indebita. Ipotesi di reato contestata oltre che a Rea, anche a Casinelli, Mangiapelo e Francesco Margiotta di Catanzaro. I fatti in questione avvengono nel 2015 quando vengono effettuati 11 bonifici, per un totale di 1.242.000 euro, presi dalle casse di Villa Aurora a favore della società Gruppo S. Alessandro spa. In questo modo, secondo la Procura, i soci maggioritari si sarebbero appropriati indebitamente di un ingente somma di denaro appartenente alla società Villa Aurora spa. Somma, scrivono gli inquirenti, che «non veniva restituita a Villa Aurora spa nonostante gli inviti a farlo da parte di una socia di minoranza e del collegio sindacale».
CASINELLI SI DIFENDE
In questa ultima vicenda s’inserisce lo scontro tra i due ex soci, Alessandro Casinelli e Giorgio Rea. Nell’ottobre del 2016 Casinelli vende il proprio pacchetto azionario di Villa Aurora ad una società, la GRS srl, di cui è socio unico Rea, che era anche socio al 50 per cento del Gruppo S. Alessandro spa. «In questa storia - dichiara ora Casinelli - sono stato doppiamente danneggiato: non solo non ho ottenuto quanto mi spettava, ma mi ritrovo anche indagato. Resto comunque parte offesa come dimostra il fatto che sono stato io stesso a denunciare il mio ex socio». Dal canto suo la Procura sostiene che «appare improbabile che Casinelli non fosse a conoscenza dell’incapacità finanziaria di Rea».
Sta di fatto che nel dicembre del 2016 Casinelli presenta una denuncia-querela nei confronti di Rea. Casinelli accusa l’ex socio di non aver pagato le azioni per circa un milione e 300mila euro e soprattutto di essere venuto meno all’impegno di accollarsi il debito (di 1.242.000 euro) nei confronti della società Villa Aurora spa. Una faccenda, sostiene Casinelli, di cui si sarebbe occupato soltanto Rea. «Io non avevo potere di controllo e di firma. È per questa ragione che io mi ritrovo indagato per appropriazione indebita», aggiunge Casinelli. Il presidente di Federlazio a marzo ha presentato una integrazione alla querela chiedendo anche il sequestro preventivo della società perché, secondo lo stesso, Rea stava compiendo una serie di atti per eludere i propri impegni con i creditori. Agli inizi dello scorso maggio Casinelli fa pignorare le quote della società Villa Aurora spa a garanzia del proprio credito. «Nonostante tale pignoramento - scrive la Procura - dopo tre giorni Rea approfittando del fatto che l’ufficiale giudiziario non aveva iscritto il pignoramento nel registro delle imprese vendeva dette quote» a un altro soggetto, anch’esso ciociaro, per la somma di 9.500 euro». Un passaggio ritenuto anomalo dagli investigatori che ha fatto accelerare i tempi per il sequestro preventivo. Rea, per il tramite del proprio legale, l’avvocato Ivano Nardozi, per il momento non ha voluto rilasciare dichiarazioni.
Mercoledì 7 Giugno 2017, 17:11 - Ultimo aggiornamento: 01-07-2017 15:19
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