Scacco alla family gang di Bagnara:
«Ai carabinieri gli spariamo in faccia»

Un momento della conferenza stampa tenutasi a Reggio Calabria
di Serafina Morelli

REGGIO CALABRIA - «La Banda della Magliana ci deve guardare da lontano…». La “Family gang” di Bagnara Calabra era un gruppo pericoloso, disposto a tutto per avere il controllo totale del territorio. «Se ci controllano gli spariamo in faccia», dicono alcuni degli indagati vedendo in lontananza una macchina dei carabinieri. Erano pronti a usare le armi contro le forze dell’ordine pur di sfuggire agli arresti. Perché non erano «secondi a nessuno», ma più pericolosi, a loro dire, del gruppo criminale romano.

Si è agito celermente proprio per fermare la spregiudicatezza del gruppo e stamani i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria e di Villa San Giovanni, a seguito di una complessa attività di indagine della Procura di Reggio Calabria, hanno dato esecuzione ha un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di dieci persone accusate a vario titolo di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, minaccia aggravata, danneggiamento, ricettazione, detenzione e porto illegale di arma da sparo, con l’aggravante del metodo mafioso. Tra gli arrestati anche un minorenne.

Le indagini sono state avviate nel 2017 dopo che, nel pomeriggio dell’8 agosto, a Bagnara Calabra furono sparati alcuni colpi d’arma da fuoco contro l’abitazione del comandante facente funzioni della locale Polizia municipale. Gli approfondimenti investigativi avrebbero consentito di individuare il responsabile dell’intimidazione in Fortunato Praticò – persona con precedenti specifici per i reati di minaccia aggravata e detenzione di sostanze stupefacenti – ricostruendo in modo dettagliato dinamica e movente. L’attività di controllo della Municipale svolta a carico di alcuni ambulanti non era piaciuta infatti alla “Family gang” e quasi come se fossero dei “protettori” si recarono spesso durante le verifiche e negli uffici della polizia locale a chiedere spiegazioni sulle ragioni dei controlli.

«Era un gruppo pericoloso - ha affermato il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri - perché è stata accertata la disponibilità di armi. Uno dei riscontri è il sequestro di un fucile calibro 12 a pompa, con l’arresto del responsabile. La pericolosità di questi soggetti è risultata evidente non solo per quello che dichiaravano, ma per quello che facevano. Si allenavano all’uso di queste armi. E stavano pianificando un omicidio». Fortunato Praticò e gli altri indagati hanno detenuto e ripetutamente portato in luogo pubblico almeno tre fucili e una pistola semiautomatica. Praticò sarebbe al vertice del sodalizio criminale dedito allo spaccio nella “piazza” di Bagnara Calabra. E non ci ha pensato due volte a coinvolgere nelle azioni delittuose il figlio minorenne, mettendone in pericolo la vita.

Gli arrestati: Fortunato Praticò; Fabio Cacciola; Vincenzo Caratozzolo; Antonino Leonardis; Rosario Leonardis; Rocco Perrello; Fabio Praticò; Domenico Scarcella; P.R.; Samantha Leonardis (ai domiciliari).
Giovedì 28 Giugno 2018, 20:19 - Ultimo aggiornamento: 29 Giugno, 10:56
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