Cosenza, assenteismo al Comune
e all'Asp: dipendenti al bar dagli amici

Un momento della conferenza stampa tenutasi a Cosenza
di Serafina Morelli

COSENZA - Dal Comune all'Asp nessuno sembra dare importanza alla fortuna di avere un lavoro in tempo di crisi, nessuno sembra interessarsi del fatto di avere a che fare con la vita della gente, in senso lato, tra le stanze di un municipio, e in senso stretto, tra malati terminali e bisognosi di cure. Sono in tutto venti le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura di Cosenza e dai finanzieri del comando provinciale che hanno notificato dodici misure cautelari nei confronti di dipendenti del Comune di San Vincenzo la Costa e dell’Asp di Cosenza. Gli indagati devono rispondere di truffa aggravata ai danni di ente pubblico per essersi indebitamente assentati dal luogo di lavoro senza far risultare i periodi di assenza.
 

Avrebbero dovuto effettuare visite e terapie domiciliari ma andavano a trovare parenti e amici o erano impegnati a chiacchierare in bar e ristoranti. Un medico e quattro infermieri dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza del Servizio cure domiciliari integrate (ex A.D.I.), attestavano falsamente orari di ingresso e di uscita non corrispondenti a quelli reali. Si scambiavano “vicendevolmente” i propri badge o si allontanavano dall’ufficio senza alcuna giustificazione: un solo dipendente eseguiva la timbratura del cartellino anche nell’interesse degli altri, in modo da far risultare la presenza dei colleghi assenti. Le microtelecamere della Guardia di finanza hanno immortalato ogni movimento, osservato i comportamenti dei dipendenti riuscendo a individuare numerosi episodi di assenteismo, nel periodo che va da marzo a maggio 2016. Per i quattro dipendenti dell’Asp è stato notificato un provvedimento di sospensione dell’attività per dodici mesi. «Sono indagini che rivelano un'opacità di comportamenti che preoccupa - ha detto il procuratore di Cosenza, Mario Spagnuolo, nel corso di una conferenza stampa - specialmente perché alcune di queste persone hanno la responsabilità di alleviare le condizioni di salute di cittadini sfortunati e disabili». Un comportamento «truffaldino» protrattosi con cadenza «quasi quotidiana nel periodo “attenzionato”: è indice sintomatico dell’incapacità degli indagati di rispettare le regole primarie e indispensabili di ogni pubblica amministrazione, circostanza questa – scrive il gip che ha firmato i provvedimenti cautelari - dalla quale deriva il concreto pericolo che gli stessi, insensibili delle conseguenze del proprio operato, continuano imperterriti nella loro condotta “assenteista” nei confronti dell’ufficio di appartenenza».
 
L’inchiesta della Guardia di finanza di Cosenza contro l’assenteismo ha interessato anche sedici dipendenti del Comune di San Vincenzo La Costa. Facevano tutt’altro che occuparsi delle pratiche o delle mansioni assegnatigli. Alcuni giorni «risultavano solo di passaggio in ufficio pur ricevendo regolarmente l’intera retribuzione giornaliera». Ripetuti e continui i tardivi ingressi non registrati o gli allontanamenti dal posto di lavoro per lo svolgimento di attività private. Inadempienze diventate «una vera e propria prassi» e agevolate anche dall’assenza di un efficace sistema di controlli interni. Infatti nel Comune della provincia di Cosenza la presenza del dipendente veniva accertata un apposito “registro delle presenze” cartaceo dove ognuno trascriveva orario di ingresso e di uscita apponendo la propria firma. L’attività svolta dai finanzieri ha evidenziato la «diffusa tendenza dei dipendenti comunali a timbrare il cartellino di entrata e di uscita e annotare gli orari sul registro delle presenze anche per gli altri colleghi». Ma c’era anche chi rientrava con le buste della spesa o si allontanava dal posto di lavoro senza registrare la propria assenza. Per otto dipendenti il gip ha disposto l'obbligo di presentarsi tutti i giorni, per due volte al giorno, alle forze di polizia.
 
«Il fenomeno degli assenteisti – ha sottolineato il procuratore aggiunto Marisa Manzini – fa riflettere sul fatto che chi in questo momento e proprio in questa terra ha un lavoro non comprende quanto sia fortunato rispetto a tanti giovani senza impiego ed è per questo che le pubbliche amministrazioni dovrebbero essere più rigide nei controlli». E molti erano anche coscienti dei controlli degli inquirenti. Infatti alcuni degli indagati timbrano il proprio badge e quello dei colleghi assenti, evitando di farsi vedere in viso o infilando da lontano il braccio sotto la macchinetta timbratrice per evitare l’occhio indiscreto del grande fratello. 
Mercoledì 19 Aprile 2017, 17:48 - Ultimo aggiornamento: 19-04-2017 17:48
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