Maria Pirro

«Sofia, la bimba morta di malaria?
Non credete sia stata la zanzara»

di Maria Pirro
«Siamo un gruppo chiuso contro i vaccini. E ci passiamo le notizie».

L'ultimo messaggio è vocale. Un audio, più efficace. Diffuso tramite WhatsApp.

Accento del nord, si presenta come «carissimo amico» di un amico di famiglia. Parla di Sofia (senza mai chiamarla per nome), la bimba di 4 anni morta di malaria. E rivela: «Spaventati dal decreto, i genitori l'hanno portata a fare tutti i vaccini obbligatori». Così è finita in coma, a Brescia, e in tragedia.

«Sapete cosa hanno riferito loro i medici? Che la bambina è stata punta dalla zanzara africana e ha preso la malaria. Roba da non credere...».
 

«Vi giuro che i genitori hanno detto che la febbre le è venuta subito dopo i vaccini: dopo qualche ora, non giorni», ripete.

Provo a indagare. Il primo contatto, in assoluta buona fede, che mi ha fatto ascoltare l'audio, dà il recapito di un'altra madre per cercare di intercettare l'autore del messaggio. «Forse è il marito: chiama». Risposta? «Non so dire chi lo abbia diffuso, magari lo sapessi. Non conosco nessuno di questo gruppo WhatsApp». Cortese ma ferma, la donna racconta di vivere in provincia di Napoli e mi dà un altro numero di telefono, che però rimanda a un altro contatto e, di rimbalzo, a un altro ancora. Il più sospettoso, un uomo. Non quello del messaggio: «L'ho condiviso, ma non so chi l'abbia messo. Non posso risalire perché cancello tutte le chat», afferma. Di dov'è? «Perché dovrei dirlo?»

Già: perché.

L'amico di famiglia, almeno per ora, resta senza nome. 

Intanto, il suo audio «sta facendo il giro d'Italia» (come ammettono in chat gli stessi no-vax) e seminando il panico tra genitori già spaventati che non credono più a niente e a nessuno. O, forse, a qualcuno sì. A una voce anonima, che dice tutto il contrario della verità dei medici. Non importa se le incongruenze sono evidenti. Nel merito, i vaccini obbligatori per la scuola non si praticano mai tutti insieme; c'è una diagnosi tragica ma chiara che spiega la malattia di Sofia; la sua famiglia, intervistata da più giornalisti, non punta mai il dito contro la profilassi e racconta tutt'un'altra storia. Nella forma, nessuno ci mette la faccia, genitori si fidano di altri mai visti, ma non dei pediatri che li seguono da vicino, e neanche della stampa. 

Di certo, è difficile oggi distinguere tra informazione trasparente e promozione neanche tanto celata da informazioni. E i conflitti di interesse nel mondo della salute andrebbero controllati ed evitati. Recuperare credibilità può, deve essere la risposta migliore.
Lunedì 11 Settembre 2017, 11:41
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