Luciano Pignataro

Panini, polpette e patatine: non torniamo agli anni '80!

di Luciano Pignataro
Un tempo esisteva il cucinato e l'asciutto. Il primo era per i signori, il secondo era per chi, contadini, operai e muratori, mangiava fuori casa.
'A Merenna era un pasto salutare e veloce e completo dal punto di vista nutrizionale.

Poi è arrivato il cibo spazzatura dagli Stati Uniti, pieno di grassi e dai risvolti medici inquietanti.

Da un po' di tempo si è diffusa anche in Italia la moda dei panini, alcuni d'autore come quelli firmati dai grandi cuochi di cui ha parlato a lungo Marco Bolasco ai tempi in cui lavorava per il Gambero Rosso Channel.

Negli ultimi due anni il mercato si è rivolto soprattutto ai giovani e agli adolescenti che, come sappiamo, sono in una età in cui si dà poca importanza al cibo e soprattutto alle sue conseguenze.

Allo stile napoletano e italiano si è aggiunto quello americano basato sulle proteine e sui grassi animali che se mangiati una tantum non hanno conseguenze, al contrario di quando diventano un momento topico della alimentazione quotidiana. Gli effetti estetici sulle persone dei panini curati con l'estetica sono sotto gli occhi di tutti.

Ma al di là della moda e delle subalternità culturale a modelli che vengono dall'estero e che vanno respinti al mittente perché non salutari, dannosi per l'ambiente oltre che per il corpo, c'è un problema che voglio sollevare.

Esiste una critica autonoma di questo fenomeno? Ossia la critica fatta da chi non dipende economicamente dal soggetto di cui parla e scrive?

Per l'alta gastronomia, per le trattorie e per le pizze possiamo rispondere che fondamentalmente esistono persone che non hanno cointeressenze economiche perché pagati dagli editori. Certo, sempre di meno e con una zona grigia tra giornalismo e comunicazione sempre più ampia.

Ma l'aspetto inquietante è che paninoteche, polpetterie &C sono rimaste sinora quasi del tutto fuori dal raggio di interesse degli editori e di chi professionalmente scrive di gastronomia. Siamo in presenza di una vera e propria Isis gastronomica popolata da molta gente priva di scrupoli, incompetente, con una montagna di soldi realizzata spesso con panini dannosi alla salute e che fanno schifo.

Noi vogliamo che anche questo mondo arrivi al futuro, entri nel 2016 invece di restare negli anni '80, quando il livello gastronomico italiano ha forse toccato il suo momento più basso e dal quale siamo usciti grazie a Slow Food e alla critica gastronomica seria e preparata.

Certo non è ovunque così e non è sempre così. Ma l'impressione è che il buono sia molto meno diffuso sui social del pessimo.

Un buco nero da riempire e su cui ci mettiamo volentieri al lavoro perché, come si è dimostrato con le pizzerie, quando ad occuparsi dell'argomento è la stampa professionale o appassionati scevri da interessi economici, il consumatore e gli stessi operatori perbene e preparati non hanno che da guadagnarne.


 
Lunedì 1 Febbraio 2016, 10:25
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