Marco Ciriello

L’alfabeto di fuoco

di Marco Ciriello
Ben Marcus da anni lavora sul linguaggio, scavandolo. Dei tanti scrittori americani è l’unico a non appartenere, a non essere identificabile, non riconducibile, è un isolato che produce opere dispari. Adesso esce in Italia “L’alfabeto di fuoco” (Black Coffee, traduzione di Gioia Guerzoni), in America era uscito nel 2012, è un romanzo dove le parole uccidono, la comunicazione è dannosa e Marcus continua la sua ricerca alterando la realtà, lavorando sull’inconscio, facendone un labirinto di invenzioni: rinominando le cose. È anche una storia sulla difficoltà di essere genitori, su come gestire le famiglie; per la cupezza e la capacità di manipolarla potrebbe stare dalle parti de “L’Eternauta”, un fumetto argentino di fantascienza di Héctor Oesterheld e Francisco Solano López, ma va oltre, isolando il lettore nelle paure, inseguendo una goticità che si aggroviglia fino a diventare incubo, riuscendo però a non smarrirsi. Conservando una logicità in ogni pagina, che sembra una sfida con la ragione.
Sabato 12 Maggio 2018, 20:02
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