Marco Ciriello

Colloquio con Giulio Einaudi

di Marco Ciriello
Agli inizi degli anni Novanta Severino Cesari parlò a lungo con Giulio Einaudi e ne venne fuori uno zibaldone. Non era solo una intervista né solo un libro di ricordi, dentro c’era un progetto: poi tradito in larga parte anche dallo stesso Cesari con Einaudi Stile Libero; c’era un metodo: poi slabbrato e dimenticato; c’erano grandi uomini come Leone Ginzburg: più dispari che mai, chi se lo ricorda?; c’erano dei libri bellissimi; e poi c’era lui: Giulio, irruente, un po’ imperatore del Giappone un po’ lazzaro, che, con sfrontata intelligenza, e premurandosi di interrogare Benedetto Croce prima di partire, dava vita a una grande e unica casa editrice. Seppe aggregare grandi menti – molte le aveva nel suo stesso liceo: il D’Azeglio a Torino – e poi seppe tirare fuori il meglio da loro. “Colloquio con Giulio Einaudi” (Einaudi) che uscì con le Edizioni Theoria viene restituito alle librerie, e tornando ci mostra le profezie di Einaudi sui falsi best seller e l’ambiente assente per far crescere scrittori, le strategie, le amicizie, e anche i suoi errori. Oscillando tra snob e camp. Alto dandysmo subalpino, come direbbe Arbasino.
Venerdì 9 Marzo 2018, 16:05
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