Aldo Balestra

Franca, Josh e Mimmo
la generosità di educare

di Aldo Balestra
«Gentiloni: la prof Di Blasio un esempio per l'Italia intera» - Ansa, 5 febbraio 2018
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Da Santa Maria a Vico a Marcianise, «passando» per Hutchinson, in Kansas. I fatti di questi ultimi giorni fanno pensare molto alla figura degli educatori. A donne che non hanno avuto figli propri, ma che sono state madri cento e mille volte di più, in un'aula scolastica della provincia di Caserta. A giovani padri che, nella lontana America,  di fronte al prevedibile dramma della perdita del figlio malato, hanno fatto di tutto per stargli vicino. A padri/nonni che, oltre a figli e nipoti, hanno avuto tanti altri «figli», allevandoli in una palestra della complicata Terra di Lavoro.

Franca Di Blasio, sfregiata in classe da uno studente che non voleva essere interrogato e che così ha reagito ad una nota sul registro; Josh Marshall, padre del piccolo Gabriel, nove anni e malato di tumore al cervello, che s'è fatto tatuare sul cranio il disegno della cicatrice del figlioletto operato; Mimmo Brillantino, anziano maestro di boxe, che salvava giovani dalla strada e forgiava uomini veri, prima che pugili di successo, facendo praticare loro volontà, sacrificio, lealtà. Tre figure così diverse tra loro ma che incarnano il «lavoro» forse più bello del mondo: insegnare. Dare l'esempio.

Lo ha fatto Franca, che in quegli studenti di tante generazioni vedeva i figli che non aveva: insegnava loro di lettere, ma spiegava che l'educazione, il rispetto, la crescita culturale sono necessari per diventare buoni cittadini, futuri uomini e donne. Ha pagato un prezzo pesante, una cicatrice che le brucerà sempre sul viso, ma che sarà segno perenne della sua dedizione, tanto da indurre il presidente del Consiglio a dire giustamente che «rappresenta un esempio per l'Italia».

Lo ha fatto Josh, che ha combattuto insieme al figlioletto contro una malattia bastarda, non facendo sentire mai solo Gabriel. L'ha cresciuto con amore, fino ad interpretare ciò che può pensare un bimbo che si vede diverso dagli altri, calandosi a pieno nel dramma del suo piccolo volato al cielo qualche giorno fa «aprendo le ali». Eppure «ho imparato da lui», ha detto alla sua morte.

Lo ha fatto Mimmo, il maestro di boxe scomparso qualche giorno fa a Marcianise. Di poche parole, un solo credo: «Qui in palestra, con me, prima diventi uomo e poi pugile». Ha costruito pugili di successo, ma anche tanti uomini che hanno smesso di boxare rimanendo mariti e padri responsabili. Forti, volitivi, onesti. Uomini.

Riflettiamo su queste tre persone. Facciamolo in quest'Italia così spesso ciarliera e arruffona, che crede di esser furba ma che sfugge ogni giorno alle sue responsabilità, dove ciascuno pretende da altri ciò che non mette in pratica ogni giorno, che evita di insegnare ai propri figli, «tanto ci sarà chi deve pensarci».
Franca, Josh, Mimmo stanno qui a dirci con le proprie storie di impegno, generosità e dedizione, che si può essere di più. Si può. Senza stare a chiedersi se convenga o meno.
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«Insegnare è un lavoro del cuore» (cit.)
Lunedì 5 Febbraio 2018, 22:48
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