Titta Fiore

L'Oscar passa, il cinema resta. A patto che...

di Titta Fiore
A parte la leggendaria gaffe sul miglior film ("La La Land" annunciato per sbaglio al posto di "Moonlight"), che cosa resterà di questa edizione degli Oscar? Poco altro. La bella apertura con Justin Timberlake che fa ballare tutte le star; lo stucchevole verdetto politicamente corretto e perciò #soblack, troppo nero, per rimediare a quello dell'anno scorso #sowhite, troppo bianco; la soddisfazione per la vittoria di due italiani nella categoria del make up, attesa dal 1962; la rivincita del nerd Casey Affleck sul fratello divo Ben; qualche battuta del conduttore Jimmy Kimmel, più divertente di alcuni suoi predecesessori. Ma a ben guardare, alcune cose interessanti i risultati dell'Oscar le dicono. Per esempio, che il cinema indipendente, quello fatto con scarsi mezzi e molta inventiva, un tempo di nicchia, ora sta surclassando i progetti delle major impantanate senza fantasia in sequel, o prequel, o reboot di cose viste e straviste. Che il linguaggio delle serie dilaga anche nel cosiddetto cinema-cinema. Che il documentario ha ottenuto pari dignità con i film di finzione. Che il vento, insomma, sta cambiando anche nella grande industria dell'immaginario hollywoodiano, di solito molto prudente. E che bisogna adeguarsi, se si vuole restare in corsa, e conquistare nuovi mercati, e quindi reggere la concorrenza dei new media e tenere le sale aperte, anche da noi. 
Giovedì 2 Marzo 2017, 14:21
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