Titta Fiore

A Venezia il cinema
italiano volta pagina

di Titta Fiore
L’impressione è che la Mostra di Venezia che si apre al Lido mercoledì prossimo riserverà parecchie belle sorprese. Non solo perché ai soliti autori da festival, i cosiddetti nomi «sicuri» che a volte, però, risultano proprio quelli più deludenti, il direttore Alberto Barbera ha preferito scelte meno frequentate e prevedibili. Né perché nel caso di diversi americani eccellenti, da Clooney a Payne, quest’anno la Mostra batterà sul tempo la temibile concorrenza di Toronto, riaffermando una supremazia storica e strategica. 
La sensazione del cambiamento va oltre, ed è forte per contenuti e forme. Soprattutto nel cinema italiano. Nuovi generi, nuove storie, nuovi registi. La commedia napoletana crime-e-musicarella dei fratelli Manetti, per esempio, in altri tempi non sarebbe mai arrivata al concorso maggiore. E la scelta coraggiosa fatta da Andrea Pallaoro di misurarsi con una sola attrice - ma che attrice, Charlotte Rampling - ha pochi agganci con la mesta tradizione del cinema d’autore «due camere e cucina». Lo stesso Paolo Virzì, il più esperto e navigato dei nostri autori in gara al Lido, ha disertato le strade abituali scegliendo di mettersi «on the road» sul camper del titolo («The Leisure Seeker») con Donald Sutherland ed Helen Mirren per il suo primo film americano. Per non parlare della «corrente del Golfo» partenopea che sta per inondare il Lido con una decina di titoli e un concentrato di stili, generi, proposte diversi all’insegna dell’inesausta, felice, disperata vitalità che si alimenta all’ombra del Vesuvio. 
Smentendo l'infausta tradizione degli ultimi anni  - troppe commediole, spesso impresentabili e non solo al Lido - il cinema italiano prova dunque a voltare pagina, affrancandosi dal peso di tradizioni tanto gloriose quanto onorose e dalla ripetività manieristica dei generi. Vedremo se riuscirà a centrare l'obiettivo. Intanto ci prova, ed è già qualcosa.
Giovedì 24 Agosto 2017, 20:57
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