Pedofilo ucciso nel Sannio,
la pista: vendetta dopo dieci anni

di Gigi Di Fiore

Inviato a Frasso Telesino 

Solo una cinquantina di metri separano le case rurali degli Iorillo e dei Matarazzo. Dieci anni di doppie tragedie hanno avuto per scenario via Bocca con i terreni di olivi che la circondano. Solo da 19 giorni, Giuseppe Matarazzo, 45enne, era uscito dal carcere. Aveva scontato la condanna per violenza carnale su Michela, la quindicenne che il sei gennaio di dieci anni fa, lasciando una lettera di spiegazioni a lui indirizzata, si era impiccata con una corda di nylon non lontano dalla casa di famiglia. Una storia drammatica, dai contorni torbidi e conseguenze psicologiche devastanti per tutti i protagonisti.

Il condannato per violenza sessuale nei confronti di una ragazzina, allora non ancora quattordicenne, esce dal carcere. Torna a casa, a pochi metri dalla famiglia parte civile nel suo processo e, dopo pochi giorni, viene ucciso in circostanze da vera esecuzione, come hanno ricostruito i carabinieri del comando provinciale su delega della Procura di Benevento. La casa rurale dei Matarazzo ha un trattore fermo, uno scalone che dà al primo piano e scende verso un'ampia aia. L'altra sera, Giuseppe e la mamma Evelina erano proprio qui fuori. Si è avvicinata una Bmw nera con due uomini. «Sapete indicarci la strada per Montesarchio? Ci siamo persi» dicono. Ricevono l'informazione, poi quando Giuseppe si gira per raggiungere la madre e salire in casa, sparano con una P38. Cinque colpi, due raggiungono il bersaglio. L'auto parte di corsa, mentre da casa scende Pasquale il papà di Giuseppe e poi arriva anche Teresa, la sorella. Tentano di soccorrerlo, ma non c'è nulla da fare.
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Sabato 21 Luglio 2018, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 21-07-2018 14:19
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