Razzismo in ospedale, l'altra verità: l'infermiera denuncia per diffamazione

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di Luella De Ciampis

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«Le notizie riguardanti un inqualificabile atto di razzismo all'indirizzo di un mediatore culturale di origine ghanese, che si sarebbe verificato presso il Pronto Soccorso della nostra azienda, hanno provocato profondo sconcerto e indignazione nella direzione generale del Rummo, che, da subito, ha incaricato la direzione medica di presidio di avviare un'indagine per accertare i fatti denunciati, nell'ottica di assumere tempestivamente eventuali, severi provvedimenti». È il direttore generale del Rummo, Renato Pizzuti, a spiegare - in una nota - i passi che sta compiendo l'ospedale il giorno dopo le frasi postate sul proprio profilo Fb dal mediatore culturale Musah Awudu, 37enne di origine ghanese. Il post che parlava di insulti a sfondo razzista all'interno del pronto soccorso è diventato subito virale sul web. Centinaia di attestazioni di stima e solidarietà che hanno colto di sorpresa lo stesso Musah il quale, il giorno dopo, ringrazia «tutti per il sostegno». A Benevento «mi sento come a casa mia grazie alla gente come voi», si limita ad aggiungere.
E sempre ieri, la direzione del nosocomio ha dato seguito alle verifiche interne sull'accaduto annunciate il giorno prima. «Dall'ascolto degli operatori presenti sul luogo - prosegue Pizzuti nella nota - emergerebbe una realtà dei fatti diametralmente opposta a quella raccontata. La dipendente ha concretamente dimostrato, attraverso una pregressa attività di volontariato in Africa, una profonda sensibilità all'accoglienza di chi, a causa di guerre e povertà, è costretto a lasciare la propria terra. Per questo, in presenza di un'accusa tanto infamante, ha presentato denuncia (per diffamazione). La difesa intransigente dell'umana dignità e la condanna di ogni intolleranza, non può e non deve condurre a condanne sommarie, non suffragate da prove tangibili». 

 

Intanto, Angelo Moretti, direttore della Caritas di Benevento, sottolinea che «Musah ha apprezzato molto la gara di solidarietà che ha fatto seguito al suo post su facebook. È opportuno chiarire che la questione è circoscritta all'infermiera, in quanto si è trattato di un episodio iniziale che non ha influito minimamente sulla successiva prestazione delle cure mediche. Può accadere che lo stress accumulato nel corso di una giornata di lavoro diventi la causa scatenante di un'uscita fuori posto da parte di un operatore sanitario, che, tuttavia, non può, né deve lasciarsi andare ad azioni discriminatorie nei confronti di un paziente». 
«Il nostro mediatore culturale continua Moretti - è una persona mite e serena. È andato in Pronto Soccorso perché si è ferito al labbro in palestra ed era preoccupato dalla copiosa perdita di sangue. Ma già ieri ha manifestato l'intenzione di incontrare l'infermiera e di abbracciarla e quindi non è intenzionato a denunciare l'accaduto né alla direzione sanitaria, né in altre sedi». Nelle ultime ore, sulla vicenda, sono intervenuti il presidente del collegio provinciale Ipasvi (Infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d'infanzia), Massimo Procaccini, e il sindacato Fsi Usae, coordinato da Giovanni Tomasiello. «In qualità di presidente del collegio Ipasvi dice Procaccini ritengo vada stigmatizzato e non strumentalizzato ogni comportamento che sia in contrasto con i principi di uguaglianza e di discriminazione per motivi legati alla razza o alla religione, perché non giova né alla vittima, né alla società. Questi principi sono sanciti dalla Costituzione e dal codice deontologico degli infermieri».
Il sindacato Fsi Usae, attraverso il segretario territoriale Giovanni Tomasiello, pur condannando tutti gli atti di razzismo, sempre e comunque e considerando di fondamentale importanza la tutela della dignità delle persone, considera «una forzatura, l'alzata di scudi, in modo unilaterale da parte di qualche associazione e di qualche sindacalista, senza aver preso atto della versione dell'operatrice». 
Martedì 30 Gennaio 2018, 08:40 - Ultimo aggiornamento: 30-01-2018 08:41
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