Rapina tragica in Campania,
la pista della banda locale

di Enrico Marra

Nessuna telecamera nella zona dell'incursione, una descrizione frammentaria dei banditi autori dell'assalto, incertezze sulla nazionalità dei malviventi. Per i carabinieri della Compagnia di Montesarchio indagini in salita per cercare di giungere agli autori della rapina che dopo quindici giorni ha avuto un tragico epilogo con la morte di Giovanni Parente, 83 anni, di Montesarchio. Un decesso avvenuto nella serata di mercoledì presso la divisione di rianimazione dell'ospedale «Rummo», dove la salma si trova, presso la sala mortuaria del nosocomio, in attesa che il sostituto procuratore della Repubblica Assunta Tillo decida l'affidamento dell'incarico per eseguire l'autopsia.

Un incarico che con ogni probabilità sarà affidato a un professionista dell'istituto di medicina legale di Foggia che potrebbe effettuarlo la prossima settimana. Un'autopsia dettagliata che dovrà ricostruire l'entità delle ferite riportate dall'anziano nel corso della rapina messa a segno da due banditi armati di pistola, penetrati nella sua casa dopo aver forzato la porta al piano terra. Malviventi che non hanno esitato a colpire con diversi pugni l'uomo facendolo poi cadere, costringendo la sorella Angela a consegnare il denaro in casa, 350 euro. Ma l'esame autoptico dovrà anche prendere in considerazione, le cure a cui l'anziano è stato sottoposto nel corso della degenza.
In questi quindici giorni i carabinieri hanno ricostruito le modalità del colpo, hanno ascoltato più persone residenti nei pressi dell'abitazione presa di mira, nella speranza che anche nei giorni precedenti il colpo i malviventi possano aver fatto un sopralluogo per preparare al meglio il colpo in via Latonuovo.

Le indagini non escludono che, a differenza di altri colpi messi a segno nei mesi precedenti anche in altre località del territorio sannita, questa volta possano aver agito dei balordi locali, e non componenti di bande dell'est. Nei loro confronti ora scatta l'accusa di omicidio. Infatti non era semplice individuare quella casa abitata da due anziani ultraottantenni per chi non è del posto o quanto meno non conosca bene il borgo. Inoltre nei precedenti raid le bande dell'est hanno agito almeno in quattro o cinque. Questa volta solo in due.

La morte dell'anziano, però, ha riportato alla ribalta della cronaca anche la gravità del fenomeno dei raid nelle case che rappresenta ormai, da qualche tempo, una costante nel panorama delinquenziale. Un allarme motivato da ciò che è accaduto in precedenza sia in valle Telesina che in valle Caudina.

E le istituzioni e le forze dell'ordine non stanno a guardare. Il prefetto Paola Galeone annuncia di aver già convocato un Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica per oggi pomeriggio. «Integreremo - dice - l'ordine del giorno anche con questo tragico evento. Per fare il punto sulle misure di controllo del territorio che avevamo già deciso, in precedenti riunioni, e che sono tuttora in corso finalizzate a evitare il ripetersi di altri raid».

Il comandante provinciale dei carabinieri Alessandro Puel, invece, ricorda che l'Arma ha schierato gli uomini dei reparti speciali Cio (Compagnia interventi operativi) nell'immediatezza dei colpi. «Poi la Legione carabinieri - sottolinea - ci ha consentito di rafforzare gli organici di diverse stazioni sia della Valle Caudina che di quella Telesina, tra cui quelle di Arpaia e Cerreto Sannita».
 
Venerdì 27 Aprile 2018, 12:10 - Ultimo aggiornamento: 27-04-2018 12:10
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