Razzismo in ospedale, la vittima: «Ma ora vorrei abbracciare quell'infermiera»

«Il post è stato una reazione a caldo, uno sfogo, non immaginavo, né era mia intenzione, sollevare un polverone. Cosa vorrei dire all'infermiera che mi ha offeso? Vorrei incontrarla, guardarla negli occhi e abbracciarla. Sono convinto della sua buona fede e che il suo è stato un gesto di stizza. Null'altro». Getta acqua sul fuoco Musah, il mediatore culturale trentasettenne, di origine ghanese, collaboratore della Caritas di Benevento, a cui una infermiera dell'ospedale di Benevento - dove l'uomo si era recato per farsi medicare dopo un banale incidente domestico - ha rivolto parole a sfondo razzista.
«Credetemi - dice il mediatore culturale ghanese - non voglio accendere i riflettori sulla vicenda, anche perché Benevento è una città piccola: sto ricevendo solidarietà da tantissimi amici ma anche da tanta gente che non conosco e che condanna l'episodio». «Sono certo - continua Musah - che l'infermiera avrà detto quelle cose forse perché stressata dal turno di lavoro, dopo ore trascorse a soccorrere malati. Già ieri sera, dopo l'episodio, i sanitari dello stesso ospedale che operavano al pronto soccorso mi hanno quasi "coccolato", ma per me era finita lì».
Domenica 28 Gennaio 2018, 19:20 - Ultimo aggiornamento: 28-01-2018 19:20
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