Benevento, pasti solo a chi sceglie il tempo prolungato

BENEVENTO - «La cucina della casa più umile è sicuramente migliore della refezione scolastica più organizzata e controllata». Clemente Mastella ha sollecitato tutti ad offrire un contributo di idee e proposte su quella che egli considera «materia incandescente». Con 19 voti a favore (maggioranza compatta, aveva lasciato l’aula solo Delia Delli Carri per motivi di lavoro), un astenuto (Pina Pedà) e 10 voti contrari (per le opposizioni, mancavano Fausto Pepe e Floriana Fioretti, quest’ultima in luna di miele), il consiglio comunale di Benevento ha licenziato il regolamento del servizio di refezione scolastica. Rispetto allo scorso anno, la novità più significativa è l’obbligatorietà della mensa per chi aderisce al tempo pieno: nei locali in cui si svolge il servizio di refezione scolastica non è consentito, infatti, consumare cibi diversi da quelli forniti dalla ditta appaltatrice del servizio nell’ambito del contratto in vigore. Infatti, il consumo di pasti confezionati a domicilio o comunque acquistati autonomamente potrebbe rappresentare un comportamento non corretto dal punto di vista nutrizionale, oltre che una possibile fonte di rischio igienico-sanitario. A differenza dell’ultimo anno, l’amministrazione intende sfruttare l’ordinanza emessa dal giudice di Napoli, in netta antitesi con la sentenza della Corte di appello di Torino favorevole, invece, al «panino libero».
Martedì 11 Luglio 2017, 08:40 - Ultimo aggiornamento: 10 Luglio, 22:35
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