Campania, aveva un tumore:
odissea senza diagnosi

di Luella De Ciampis

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BENEVENTO - Denunciati, presso la Questura di Benevento, medici di strutture pubbliche e dell’ospedale Rummo, da una donna ricoverata in Pronto Soccorso, che sarebbe vittima di gravi errori di valutazione professionale. Aveva un tumore al seno con metastasi ossee, di cui nessun medico che l’aveva visitata negli ultimi mesi, inclusi quelli del Pronto Soccorso, si sarebbe accorto. A raccontare la vicenda è la protagonista, dimessa dal reparto di Emergenza dell’azienda ospedaliera con diagnosi di «lombocruralgia da sospetta ernia discale» e con il consiglio di sottoporsi a una visita psichiatrica, a causa delle urla di dolore esacerbate dalla manovra riabilitativa compiuta dall’ortopedico. L’iter era cominciato alcuni mesi fa, quando, in seguito a dolori lancinanti alla schiena, la sessantenne V. B. aveva cominciato a interpellare a pagamento, una serie di professionisti che, peraltro, operano in strutture pubbliche, mentre in primavera, aveva consultato privatamente un ortopedico che l’aveva sottoposta a un primo ciclo di otto infiltrazioni, a cadenza settimanale, a cui ne avrebbe fatto seguito un altro in autunno. Nonostante, il periodo di cura, conclusosi a metà luglio, e le rassicurazioni dei medici sulle sue condizioni di salute, il dolore continuava ad aumentare e diventava sempre più incoercibile, tant’è, che la notte del 22 luglio, i familiari avevano portato la donna in pronto soccorso. I sanitari le avevano somministrato analgesici in flebo e la mattina successiva l’ortopedico di turno l’aveva visitata.

La diagnosi, accompagnata appunto dal consiglio di rivolgersi a uno psichiatra, era stata di lombocruralgia (dolore fortissimo che parte dalla colonna vertebrale e accompagna tutto il nervo crurale), da sospetta ernia discale. La visita psichiatrica fu effettuata il giorno successivo e il professionista che la eseguì, escluse le turbe psichiche e la possibilità che il dolore fosse provocato da un’ernia, ma evidenziò che fosse generato da cause dubbie, consigliando una risonanza magnetica. L’indagine praticata a stretto giro di posta dette esito a un verdetto terribile: metastasi ossee da carcinoma mammario. Ora la signora sta ricevendo altrove le cure necessarie al suo caso, ma si chiede se il tempo perso inutilmente possa influenzare in modo negativo il processo di guarigione e vuole che sia fatta giustizia e che la Magistratura dia seguito a un indagine che faccia emergere le singole responsabilità in questa vicenda. Infatti neppure le era stato diagnosticato il tumore primario al seno.
Venerdì 22 Settembre 2017, 08:33 - Ultimo aggiornamento: 21 Settembre, 22:43
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