Pit bull abbandonato in un torrente, salvato dai Vigili del Fuoco

di Gianluca Galasso

«E' una viltà senza nome abbandonare un cane per strada. È come se un genitore lasciasse in mezzo a un marciapiede un figlio piccolo. E per giunta bisogna dire che il figlio a volte "capita" senza averlo voluto, ma un cane non capita mai per caso. C’è un atto di volontà nel mettersi in casa un animale domestico che implica una responsabilità purtroppo non sentita da tutti». Dacia Maraini, nel suo “Storie di cani per una bambina”, scrive alla piccola Flavia usando in alcuni tratti paragoni forti ma efficaci. Passaggi che si farebbe bene a leggerli prima di adottare un amico a quattro zampe. Avrebbe fatto bene a leggerli chi ha deciso di abbandonare un bellissimo pit bull a Mercogliano. L’esemplare da giorni era finito nel torrente Acqualeggia. Fortunatamente, poca acqua scorre in questo periodo. Ciò ha permesso al cane di resistere e di mettere le zampe all’asciutto. E’ stata la sua salvezza. Qualcuno l’ha visto e ha allertato i Vigili del Fuoco.

I caschi rossi di Avellino hanno immediatamente raggiunto la zona. Grazie alla loro esperienza, anche per interventi del genere, si sono adoperati per recuperare il pit bull. Prima lo hanno tranquilizzato, poi lo hanno riportato sulla strada.

Il cane era sfinito. Appariva stanco e con gli occhi tristi, nonostante il ritorno alla vita dopo l’incubo di giorni in quel canale. Può sembrare strano, assurdo, ma i cani hanno sentimenti. Lo sostengono i ricercatori dell’Università di Pisa, guidati dalla dottoressa Elisabetta Palagi, autori di uno studio che evidenzia come i cani riescano a mostrare empatia. Proprio come le persone. Quel pit bull palesava l’esatto contrario delle sue caratteristiche che lo descrivono “forte, dalla muscolatura compatta e dal portamento molto fiero, agile e veloce”. La cattiveria umana è stata capace di scalfire il suo cuore. 
Martedì 8 Maggio 2018, 18:22 - Ultimo aggiornamento: 9 Maggio, 02:10
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