Mancini chiuso: a che punto è l'inchiesta

Da Sabato il Liceo scientifico Mancini di Avellino è chiuso con un'ordinanza della magistratura. 1200 studenti sono senza scuola. Si lavora per individuare una soluzione per riprendere le lezioni possibilmente senza ricorrere ai doppi turni. O, come propongono i genitori, di disporre doppi turni equamente anche in altre scuole, riducendo i disagi per tutti.
Il sequestro
A firmare il decreto di sequestro preventivo del plesso di via De Conciliis è il Giudice per le indagini preliminari Vincenzo Landolfi che ha accolto la richiesta dei sostituti procuratori Roberto Patscot, Cecilia De Angelis e Antonella Salvatore che hanno aperto un fascicolo sulla sicurezza dell’edificio scolastico dopo i tre esposti presentati da un gruppo di genitori. 
Le motivazioni
I consulenti tecnici di parte, gli ingegneri Paolo Clemente e Francesco Saviano  hanno fattos crivere ai giudici nel decreto di «sussistenza di un concreto e attuale pericolo di crollo o rovina dell’edificio di via De Conciliis» che sarebbe esposto a «pericolo di collasso non solo in conseguenza di un sisma, ma anche a causa dei carichi gravitazionali». In pratica, «l’edificio non possiede i requisiti minimi di idoneità statica e sismica». 
La perizia Petti
I rilievi sollevati dai consulenti della magistratura inquirente partono dalla perizia fatta eseguire da Palazzo Caracciolo al professore Luigi Petti, docente di Costruzioni in zona sismica all’Università di Salerno e tra i massimi esperti italiani della materia, ribaltandone l’interpretazione o, quanto meno, le conclusioni. Lo stesso Petti, infatti, dopo aver scandagliato il «Mancini» con il suo staff per oltre 4 mesi, aveva rassicurato tutti sulle condizioni dell’immobile.
I  pericoli
Petti affermava anche che la palestra non poteva essere utilizzata per lo svolgimento delle attività scolastiche, che l’indice di rischio era pari a poco più di 0,3 e la vita residua a 4-5 anni. Segnalando, contemporaneamente, alcuni interventi per migliorare le condizioni dell’edificio, tra cui la diminuzione della percentuale di apertura, la giunzione dei corpi strutturali e l’incremento di resistenza delle strutture portanti del tetto. I consulenti della Procura, poi, hanno eseguito due ispezioni dirette il 5 e il 24 ottobre scorsi, dalle quali sarebbero venuti fuori ulteriori profili di instabilità. Primo fra tutti l’elemento secondo cui l’edificio non risulterebbe idoneo a sopportare le azioni gravitazionali, per la presenza di alcuni solai che non soddisferebbero le verifiche di deformabilità.

I genitori e gli indagati
Ma allora, si chiedono in tanti, perché non si è intervenuti subito dopo la conferenza stampa dell’8 maggio nel corso della quale l’esperto rappresentò le condizioni dell’istituto?
Non se lo spiegano neanche i diretti interessati che venerdì sera si sono incontrati a Palazzo Caracciolo per un primo confronto sul provvedimento del Gip. «A prima vista – afferma l’avvocato Nello Pizza, che assiste il dirigente provinciale del Servizio di Edilizia scolastica, Giovanni Micera  che è sotto inchiesta  insieme al presidente dell'ente e al dirigente scolastico Agnes  – la sensazione è che il pensiero di Petti sia stato completamente travisato. Il professore è stato contattato e ha ribadito le sue conclusioni. Del resto, pare quasi che siano stati estrapolati pezzi del suo discorso da un contesto che, quindi, ha cambiato senso».
Il «lodo» Bellizzi 
Fa discutere il post scritto su facebook da Mario Bellizzi, ingegnere e funzionario del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, ora in forze presso il Ministero degli Interni, che già alcune settimane fa, in qualità di genitore, rilasciò a Il Mattino le sue considerazioni sullo stato di salute dell’edificio di via De Conciliis. Eccone una sintesi: «In questa vicenda l’unico “esperto” riconosciuto è il professor Luigi Petti, strutturista docente d’ingegneria sismica presso l’Università di Salerno, quello che, tanto per capirci, ha dichiarato la scuola “sicura” durante una conferenza stampa, assumendosene tutta la responsabilità. Non solo, lui ha espresso questo giudizio non a vista ma sulla base di indagine in sito e di verifiche strutturali.  Ebbene, anch’io ho letto la perizia del professor Petti e sulla base di questa lettura mi sono tranquillizzato, nonostante siano stati riscontrati anche elementi di vulnerabilità sismica sulla struttura. Secondo la perizia, l’edificio presenta elementi che nel loro insieme conferiscono alla struttura quel “comportamento scatolare” che scongiurerebbe il collasso globale al verificarsi di un evento sismico. Inoltre, il fatto che le verifiche ai solai abbiano dato tutti esito positivo rappresenta un altro importante elemento di stabilità. Certo la perizia non esclude la possibilità che l’edificio possa danneggiarsi per effetto di un evento sismico significativo, ma questa possibilità vale anche per gli edifici antisismici di recente costruzione».

La lettera di un genitore
Euro Pierni, genitore di un allievo del Mancini, scrive al prefetto Tirone: 
«Un provvedimento come quello del sequestro preventivo di una struttura scolastica, adottato dalla Procura in maniera del tutto inattesa (quando invece le indagini erano in corso da mesi!), semina non solo panico e disorientamento nei genitori e negli studenti coinvolti, ma impatta anche con la totale impreparazione dei soggetti istituzionali deputati a gestire l’improvvisa chiusura di un plesso scolastico così importante.
E’ pur vero che la Procura della Repubblica ha il dovere di perseguire le ipotesi di reato sul proprio territorio di competenza ma è altrettanto vero che:
“Il Procuratore della Repubblica è in Italia il magistrato che rappresenta gli interessi della collettività e dello Stato (Pubblico Ministero) innanzi a una corte di giustizia e, insieme ai suoi sostituti, promuove l'azione penale e la esercita sotto la propria   responsabilità nei modi e nei termini fissati dalla legge, assicurando il corretto, puntuale ed uniforme esercizio dell'azione penale ed il rispetto delle norme sul giusto processo da parte del suo ufficio”
come recita la relativa definizione riportata sul sito internet della Procura della Repubblica del Tribunale di Avellino.
E nel termine “ ….rappresenta gli interessi della collettività….”, in questa circostanza, oltre ad essere contemplato il principio di precauzione dell’incolumità fisica degli studenti è altrettanto contemplato il diritto all’istruzione e allo studio degli studenti che lo frequentano!
Il diritto all’istruzione e allo studio è uno dei diritti costituzionali fondamentali ed inalienabili della persona e di una comunità, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani dell'ONU, e deve necessariamente avere pari dignità giuridica del principio di precauzione del rischio incolumità. Solo qualora sussistano condizioni assolutamente e oggettivamente tangibili, deterministiche, verificate in campo anche in maniera diffusa e strumentale, può, e anzi deve accadere, che il secondo prevalga sul primo».

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Martedì 7 Novembre 2017, 13:02
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